Società e politica

Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 gennaio 2015
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Razzismo: Concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze.

 

Razzismo è credere che esistano differenze nell’uomo a seconda della provenienza etnica, religiosa o culturale.

Razzismo è attribuire quindi qualità o difetti ad un singolo uomo, solamente per la sua appartenenza ad un gruppo.

Razzismo è generalizzare, non conoscendo veramente la persona della quale si sa parlando.

Razzismo è considerare tutti i Musulmani terroristi o nemici del mondo civile.

Ma razzismo è anche pensare che spettino meno diritti ad alcuni, solo per il fatto di essere diversi.

Razzismo è criticare ed attaccare (anche fisicamente) qualcuno, solo per il fatto di essere.

Razzismo è mostrare meno solidarietà agli Ebrei, colpiti in quanto tali, perché forse in fondo qualcosa si meritavano.

Razzismo non è notare e capire che ci sono persone con un legame particolare con un’altra terra.

Ma razzismo è vederlo come un problema solamente per alcuni.

Razzismo è quello che gli estremisti vogliono tirarci fuori, ma è quello dal quale dobbiamo tenerci lontani per vincere la loro guerra.

 

Razzismo fu una delle prime cause del dolore ingiusto che la generazione dei miei nonni dovette soffrire. Fu la causa di lacerazioni profonde che non si rimarginarono al termine della guerra. Sono ferite che riusciamo ancora a sentire a distanza di tre generazioni.

Oggi le giornate della memoria si susseguono commemorando giustamente ciò che è stato.

Dovremmo tutti onorare la memoria continuando a ringraziare la generazione che ha sofferto ma che ci ha regalato le libertà di cui ora godiamo.

Una generazione che abbiamo la necessità di continuare a ricordare, per non rischiare di ricadere in errori che la società ha già commesso e che hanno segnato la nostra vita.

 

Daniele Di Nepi

Twitter: @danieledinepi

Foto di www.danieledinepi.com

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI13 giugno 2014
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If you hire people just because they can do a job, they’ll work for your money. But if you hire people who believe what you believe, they’ll work for you with blood and sweat and tears.

 

Come ci possiamo spiegare quando le cose non vanno come vorremmo? Oppure: come si spiega quando gli altri sono in grado di fare cose straordinarie, sfidando tutte le variabili che si oppongono al raggiungimento dei loro obiettivi? Come mai, nel mondo del mercato, alcune aziende sianopiù competitive di altre, nonostante i prodotti che vendono siano validi allo stesso modo?

Tutti noi, nel corso della nostra vita, ci siamo posti queste domande osservando il mondo che ci circonda e probabilmente non siamo riusciti a trovare una risposta che ci soddisfacesse adeguatamente. Simon Sinek, esperto di leadership, racchiude la risposta nel suo modello denominato “Golden Circle”  : esso spiega il motivo per cui noi veniamo ispirati all’azione da una certa tipologia di leader, messaggi ed organizzazioni. È un modello “a matrioska” costituito da 3 strutture concentriche: nella parte più esterna è presente il “WHAT” ovvero l’azione concreta, ciò che ogni persona, od  organizzazione, solitamente fa; a seguire, troviamo il “HOW” , il modo in cui le persone realizzano ciò che fanno; infine, nella parte più interna e centrale, c’è il “WHY” da intendere non come “fare profitto” ma come “qual è il motivo per cui facciamo quello che facciamo?” “perché l’organizzazione esiste?” “ perché a qualcuno dovrebbe importare ciò che faccio?”. Il modo in cui normalmente agiamo e comunichiamo, secondo l’autore, va dall’esterno verso l’interno, dalle cose più chiare e tangibili a quelle più sfocate. L’ispirazione, invece, nasce dal cambiamento dell’ordine delle informazioni: quando comunichiamo dall’interno verso l’esterno parliamo direttamente alla parte del cervello che controlla il comportamento senza aver bisogno del linguaggio.

 

People don’t buy what you do; people buy why you do it.

 

Così Adi Altshuler, a soli 16 anni, fondò il primo movimento giovanile in Israele per bambini disabili dal nome “Krembo Wings”: ispirata dalla sua attività di volontariato quando aveva soli 12 anni, è diventata in poco tempo fonte di ispirazione per molti altri ragazzi che hanno fatto loro la sua causa e diffuso il suo “why”. L’organizzazione, fondata nel 2003, opera ora in 22 rami diversi e conta oltre 2000 persone impegnate in essa. Adi è  presidente di “Krembo Wings” e lavora a Google come manager di Google IL Education.

People don’t buy what you do; people buy why you do it.

 

Cosi Shimon Shocken, professore di informatica e appassionato di ciclismo, ha realizzato un programma di attività all’aperto per giovani detenuti in Israele. Il ciclismo come mezzo per permettere a quei ragazzi di esplorare la bellezza di Israele imparando valori come la condivisione, il lavoro di gruppo, l’autostima. Realizzare ciò in cui si crede, ispirare gli altri per fare del bene.

 People don’t buy what you do; people buy why you do it.

 

Cosi ZE-ZE (che in ebraico significa “this is it”) fu fondata da un gruppo di giovani che volevano divertirsi e allo stesso tempo fare qualcosa di utile. Essi riuscirono a fare in modo che tutti contribuissero alla realizzazione di un progetto mettendo a disposizione le proprie abilità e passioni in modo da contribuire alla causa ma anche migliorare se stessi.

 Questi alcuni esempi di persone esattamente come noi ma che, grazie alla forza dei loro “why”, hanno realizzato i propri sogni.

Miriam Sofia


Consiglio UGEIConsiglio UGEI10 giugno 2014
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Poche settimane fa si sono tenute le elezioni europee e ben 9 partiti di estrema destra sono entrati nel Parlamento dell’Unione Europea.

Primo tra tutti il Front National di Marine Le Pen che, dopo aver vinto in Francia, ha chiesto l’immediato scioglimento dell’Assemblea Nazionale. La leader del partito di estrema destra francese ha invitato tutti gli euroscettici a unirsi al Fn sottolineando come alle europee sia stato espresso un rifiuto massiccio dell’Unione europea.

Anche il partito neonazista tedesco, l’NPD è riuscito a entrare nel Parlamento europeo. Partito che è stato accusato più volte di essere razzista e antisemita. Noto per l’utilizzo di slogan come: “Soldi per le nonne invece che ai sinti e ai rom” e “la barca è piena”, l’NPD considera l’Europa un continente per “gente bianca”.

Abbiamo anche Alba Dorata in Grecia, il cui portavoce ha una svastica tatuata sul corpo. Con i loro slogan i membri del partito hanno imbrattato sinagoghe, moschee e cimiteri. A maggio 2012, durante le scorse elezioni greche, il partito aveva promesso, in caso di vittoria, di liberare il paese dalla sporcizia (riferendosi agli immigrati) e aveva istituito banchi alimentari per soli greci.

Altri partiti estremisti sono riusciti ad entrare in Parlamento, come ad esempio FINNS in Finlandia o il Partito del Popolo in Danimarca che ha raggiunto ben il 27% dei consensi e si caratterizza per una forte politica contro l’immigrazione. Contro l’immigrazione è anche il Partito per la libertà olandese, specie contro quella musulmana.

Un partito di estrema destra che ha avuto particolare successo nel suo paese e in Europa è il partito ungherese Jobbik, noto per il suo antisemitismo. Molti membri del partito infatti hanno chiesto che gli ebrei ungheresi vengano iscritti in un registro speciale.

Infine hanno superato la soglia di sbarramento anche il partito della libertà austriaco e la Lega Nord che ha raggiunto il 6% dei consensi.

A seguito della crescita degli estremismi europei e degli attacchi antisemiti a Bruxelles e Parigi delle ultime settimane, aumenta il timore delle comunità ebraiche europee di non essere adeguatamente tutelati contro possibili attentati.

“Siamo ancora una volta uniti nel dolore – ha scritto il presidente delle Comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna in un messaggio di solidarietà al presidente delle Organizzazioni ebraiche del Belgio, Maurice Sosnowski – e nella preoccupazione che persone e gruppi ispirati dal razzismo, dal nazismo e dall’antisemitismo siano in grado di colpire persone innocenti. Tutto ciò non ci meraviglia, perché fino ad oggi nessuna reazione forte e risolutiva è stata attuata in molti Paesi europei per mettere i terroristi, i criminali e gli assassini in condizioni di non nuocere. Sembra quasi che l’illegalità e il crimine siano più forti della giustizia”.

Infatti, come ha sottolineato il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, in riferimento all’avanzare dell’antisemitismo, cosa stanno facendo i paesi europei? Servono ulteriori misure di sicurezza e bisogna prestare più attenzione al crescere dell’odio razzista e antisemita.

A questo proposito il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riferendosi all’attentato di Bruxelles ha affermato che: “L’antisemitismo è sempre in agguato e torna a manifestarsi nei momenti di maggior confusione e tensione nell’opinione pubblica. Quel che è accaduto a Bruxelles ci richiama alla necessità di tenere sempre alta la guardia, di essere pronti a stroncare ogni rigurgito di antisemitismo”.

Michela Di Nola


Consiglio UGEIConsiglio UGEI30 maggio 2014
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tabiene2Le elezioni Europee appena concluse hanno confermato l’evidente stato di malumore del Continente, forse ci si poteva aspettare qualcosa di meno, ma purtroppo gli evidenti sentori e allarmi di antisemitismo e antislamismo (che di riflesso si riperquotono sempre su di noi) non potevano che portare a questo. Il risultato elettorale ungherese, quello francese e quello britannico forse i più inquietanti, ma la situazione è crtica a livello generale.

Sembra quasi che in Italia ci si debba ritenere fortunati ad avere come collettore di voti di protesta il Movimento 5 stelle, un movimento comunque pericoloso, ma talmente variegato e mal organizzato al suo interno da non riuscire a rappresentare per ora una vera e propria minaccia (diversa è invece l’analisi del suo elettorato, anch’essa variegata e che necessita di molti distinguo, ma dove ci si può imbattere facilmente in personaggi non molto raccomandabili).

Arrivando ai fatti degli ultimissimo giorni, ha avuto notevole scalpore tra i giovani ebrei italiani un intervista delle Iene a Roberto Jonghi Lavarini, attivista dell’estrema destra milanese, noto per la militanza politica nel corso degli anni in tutte le sfumature del mondo neofascista meneghino, passando dal Movimento Sociale Italiano ad Alleanza Nazionale, dalla Fiamma Tricolore alla Destra. Durante questa intervista, fortemente voluta dal programma televisivo, Lavarini ha esposto le sue vergognose tesi su un’Europa che possa ritornare all’epoca del ventennio (periodo splendente del nostro Paese secondo lui), complimentandosi con i partiti espressamente antisemiti e razzisti, insistendo molto sul fatto che l’obbiettivo di queste destre deve rimanere la lotta alle lobby economiche tra cui quelle ebraiche condendo il tutto con vergognosi (talvolta quasi grotteschi) attacchi xenofobi e antisemiti.

Nel servizio andato in onda, bisogna riconoscere però l’atteggiamento dell’intervistatore, il quale con abili frecciatine è comunque riuscito a mettere in cattiva luce quella che poteva diventare apertamente una tribuna politica per questo personaggio.

Il problema sta forse proprio in questo: era necessario portare all’attenzione nazionale un personaggio che fino ad ora aveva avuto come massima uscita pubblica su Tele-Lombardia? Anche se il giornalista ha fatto capire chiaramente da che parte stava la redazione delle Iene non ha forse dato davvero una vetrina troppo importante ad un pubblico giovane come quello delle Iene?

Da parte dell’UGEI non resta che condannare le parole di questo personaggio e farlo con fermezza evitando però di dare troppa visibilità esterna a chi, come lui, non la merita.

È nostro compito sul luogo di lavoro, all’università, e in ogni altro luogo combattere l’antisemitismo nel modo migliore che possiamo: essere noi stessi, far conoscere le nostre tradizioni, la nostra cultura in modo da innescare nella società un forte senso di vicinanza con le Comunità ebraiche, facendo si che non si debba essere noi in primis a difenderci da queste orrende insinuazioni, ma che sia la società stessa a condannarle pubblicamente.

È notizia appena battuta che l’UCEI ha deciso di adire le vie legali in seguito a questa vicenda (Potete trovare la dichiarazione qui). L’emittente (Mediaset) ha rimosso il video incriminato dal sito

Filippo Tedeschi

Consigliere UGEI con delega a educazione, memoria e lotta all’antisemitismo.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 maggio 2014
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In questi giorni, molti di noi, alla notizia dello scandaloso scambio di embrioni avvenuto presso l’ospedale Pertini di Roma, si saranno probabilmente interrogati su chi siano da considerare i “reali” genitori dei gemelli che nasceranno. Ecco un breve riepilogo per chi non avesse seguito la vicenda: lo scorso 4 dicembre presso l’unità di Fisiopatologia per la riproduzione e la sterilità del Pertini sono stati scambiati gli embrioni da impiantare a due donne (a quanto pare dai cognomi simili); purtroppo però in un caso l’impianto è riuscito, nell’altro no. Così ora le due donne si ritrovano l’una con due gemelli propri in un utero altrui, mentre l’altra senza “figli genetici”, ma con una gravidanza in corso. Non stupisce di certo che, stando alle dichiarazione dei rispettivi legali, entrambe le parti siano intenzionate a lottare per ottenere l’affidamento dei gemelli. Infatti le coppie che si rivolgono a questi centri di infertilità sono disposte a fare qualunque cosa pur di avere un bambino, accettando persino un figlio non del tutto proprio.

Ai giudici italiani spetterà la decisione, ma quali sono le opinioni rabbiniche a riguardo?  A dirla tutta, neanche le fonti ebraiche sono in grado di risolvere il dilemma, in primis perché un caso del genere non è ancora mai stato sottoposto a parere rabbinico. Tuttavia, alcuni spunti di riflessione possono essere tratti dalle disposizioni riguardanti i casi di ricorso ad una madre surrogata, o più comunemente detto “utero in affitto”. Alfredo Mordechai Rabello, professore emerito di Storia del diritto e Diritto comparato all’Università ebraica di Gerusalemme, nella recente pubblicazione “Intorno alla vita che nasce. Diritto ebraico, canonico ed islamico a confronto”, scrive che su tale problematica i pareri sono contrastanti. Fino a poco tempo fa, infatti, sembrava che la maggioranza dei decisori fosse propensa a ritenere come madre quella uterina, ovvero colei che ha partorito il figlio; attualmente, però, l’opinione più diffusa considera madre quella genetica, posizione fatta propria anche da Rav Sh. Goren, Rav Ovadià Josef e Rav Sh. Amar. All’origine di tale opinione vi sarebbe il fatto che, secondo la Halachà, il bambino è figlio di colui che ha dato il seme; analogamente allora, la maternità potrebbe essere stabilita sulla base della donatrice dell’ovulo, come anche l’ebraicità del figlio nato. Vi è poi chi sostiene – sempre secondo quanto riportato da Rabello – che entrambe le donne siano da ritenersi madri. Tali considerazioni non debbono però confondere il lettore: il caso della madre surrogata, una donna che accetta, gratuitamente o a pagamento, di accogliere e nutrire per nove mesi nel proprio utero un figlio altrui, è ben diverso dal caso verificatosi al Pertini; sarebbe quindi azzardato affermare che anche in questo caso si considera madre quella genetica. L’attuale gestante infatti non si è proposta volontariamente di portare in grembo i figli altrui.

Tornando alle leggi vigenti in Italia, è assai improbabile che i genitori biologici riescano ad ottenere l’affidamento dei gemelli. Infatti secondo il codice civile la madre è colei che partorisce (art. 269), a meno che questa non disconosca il figlio, condizione che non si può però verificare in questa specifica circostanza, in quanto le leggi sulla fecondazione assistita impongono il riconoscimento del bambino nato con queste tecniche. Molto probabilmente, quindi, ci troveremo di fronte ad un caso di fecondazione eterologa (seme e/o ovulo provengono da un soggetto esterno alla coppia) involontaria, poiché i due individui dell’altra coppia non erano intenzionati a fare donazione dei propri gameti. Il caso vuole che l’errore si sia verificato proprio qualche mese prima che la Corte Costituzionale cancellasse il divieto di fecondazione assistita eterologa stabilito con la legge 40/2004.

Forse, nonostante la drammaticità dell’avvenuto, questa riflessione sulla genitorialità non farà male agli italiani, ancora così bigotti in termini di fecondazione assistita. Da anni in altri paesi europei la fecondazione eterologa è ammessa, così come in Israele dove è consentita giuridicamente, a prescindere dai pareri rabbinici non sempre favorevoli (il principale ostacolo è il rischio di un rapporto incestuoso tra due fratellastri nati inconsapevolmente dallo stesso seme); tra l’altro persino la maternità surrogata è concessa dalla legge israeliana. In Italia invece negli ultimi dieci anni siamo rimasti imbalsamati, convinti che il figlio possa essere solo colui che eredita il nostro DNA. E l’educazione?

 

Noemi Di Segni

 

Fonti: Dariush Atighetchi, Daniela Milani, Alfredo M. Rabello, Intorno alla vita che nasce.  Diritto ebraico, canonico ed islamico a confronto, G. Giappichelli Editore, Torino, 2013.



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L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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