Hatikwà

Consiglio UGEIConsiglio UGEI2 maggio 2018
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Alcune settimane fa una nuova scoperta archeologica ha coinvolto la città di Napoli; nel quartiere Vergini-Sanità è stato ritrovato un tratto sconosciuto dell’acquedotto augusteo del Serino, lungo circa 200 metri. Autori della scoperta sono stati i volontari dell’associazione Celanapoli, impegnati da anni nello studio dell’antica Neapolis. Si tratterebbe di un tratto dell’acquedotto utilizzato dai bizantini per espugnare la città, occupata dai Goti. Questa parte dell’acquedotto è stato ritrovata circa 20 metri sotto l’attuale manto stradale: dopo aver liberato dai detriti e dai rifiuti una scalinata che conduceva a un ex ricovero bellico, è spuntato un canale lungo almeno 220 metri, presenta 7 pozzi di aerazione ed era stato già segnalato da numerose fonti tra il VI e il XIX secolo tra la zona dei Ponti Rossi ed il rione Sanità. Un’ulteriore valorizzazione di un luogo già prezioso per la presenza delle catacombe ellenistiche. Il tratto è stato inoltre utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale come camminamento per collegare diverse cavità adattate a rifugi antiaerei, documentato negli anni ottanta, era stato riesplorato nel 2008.

L’attività di ricerca, recupero e valorizzazione del patrimonio culturale dell’area Vergini-Sanità conferma la valenza culturale del luogo, in quanto  contesto di straordinario interesse. Determinante il contributo delle associazioni per restituire al  pubblico una testimonianza di assoluta rilevanza del mondo antico e del suo utilizzo in epoca bellica. La scoperta è stata presentata dagli autori dello studio, Francesco Colussi e Carlo Leggieri di fronte a numerosi studiosi di epigrafia latina, docenti universitari e ingegneri. Ancora una volta la città partenopea sorprende con i suoi tesori nascosti, che contribuiscono ad arricchire il suo già saldo patrimonio culturale.

Giorgia Calò


Consiglio UGEIConsiglio UGEI27 aprile 2018
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Ciao a tutti! Mi presento, sono Elias, ho 23 anni, vivo a Padova e… sono ebreo! So che quest’ultima affermazione sembrerà strana ai più e magari vi strapperà una risatina visto che l’articolo è pubblicato proprio sul giornale dell’UGEI. Ma credetemi, in confronto a città più grandi quali Milano e Roma, dove le comunità sono ben più numerose e la vita ebraica è molto più rigogliosa, qua a Padova siamo davvero quattro gatti! In passato mi era già capitato di partecipare a diversi momenti, che avevano come obiettivo principale raggruppare noi gruppetti di ragazzi ebrei delle comunità più piccole e cercare di rinvigorire e di mantenere attiva la nostra vita ebraica. Col passare del tempo, per varie ragioni, mi sono purtroppo allontanato da queste iniziative, fino a smettere totalmente di frequentarle.

Tornando al presente: a distanza di una decina d’anni, il buon Giulio Piperno da Roma si è scoperto dal nulla studiare a Padova. Lo avevo conosciuto a un campeggio della Shomer anni fa, ed è stato lui che, dopo un po’ di tentennamenti, è riuscito a convincermi a partecipare allo Shabbatton qui a Padova dal 13 al 15 aprile. All’inizio ero un po’ scettico all’idea, prevalentemente per la paura di dovermi confrontare con altri ragazzi molto più presenti di me a queste iniziative, perché pensavo che questo potesse farmi sentire un pesce fuor d’acqua.

Che dire, le mie erano inutili preoccupazioni. Anzi, mi ha fatto assai piacere riavvicinarmi e riscoprire questa realtà dalla quale da tempo mi ero allontanato! Tanto che ci è voluto pochissimo a convincermi a iscrivermi a Lag Ba’Omer in Toscana! Perciò per concludere in primis vorrei ringraziare Giulio per avermi spronato a partecipare. In secundis, mi rivolgo a voi ragazzi, che come me appartenete alle comunità più piccole e che magari proprio per questo motivo come me vi siete allontanati dalla vita ebraica: partecipate agli Shabbattonim e in generale a queste iniziative, se ne avete l’occasione. Si sta in buona compagnia, ci si diverte e, ribadisco, gli ebrei di Roma e Milano non mordono!

Un saluto a tutti e, per chi viene, ci si vede a Lag Ba’Omer!!

Elias Babad


Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 aprile 2018
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“Il fascismo non esiste perché Israele alleato dell’Europa non spara con i cecchini ai palestinesi”, scandisce sarcasticamente tale Leonardo Baroni, “rappresentante dei giovani antifascisti”, sul palco che a Torino celebra il 25 aprile. A simili amenità ormai ci stiamo abituando, direbbe qualcuno. E non si può dire che l’uscita non fosse nell’aria, perché Baroni, che gli organizzatori della manifestazione hanno piazzato sul palco, ha tenuto per una decina di minuti una lunga arringa nel perfetto stile dell’insalata mista. Nella scodella del fascismo ha versato un po’ di tutto: da Minniti a Casa Pound, dalle tensioni al confine francese alle differenze di genere, dall’assenza di corridoi umanitari alla “repressione del movimento No Tav”, dal lavoro per chi non ce l’ha a quello mal pagato di chi consegna pizze a domicilio, dall’omofobia a piazza Fontana, l’Italicus, la stazione di Bologna e l’anarchico Pinelli. E, naturalmente, Israele che spara con i suoi cecchini.

E prima? Prima c’era stata la bella marcia con le fiaccole di duemila persone da piazza Arbarello a piazza Castello, con la consueta consistente presenza della Comunità ebraica. C’era stata la solita ventina di fanatici a margine del corteo che, con bandiere e striscioni di odio, sostengono esplicitamente le medesime posizioni dei terroristi arabi palestinesi. C’erano le istituzioni, con la sindaca Chiara Appendino che però se ne è tranquillamente andata subito dopo la fiaccolata, prima che cominciassero i discorsi delle autorità. Prima c’era stato, soprattutto, l’intervento di Bruno Segre, classe 1918, che con un breve e vibrante discorso ha messo in guardia dagli “analfabeti della democrazia e i nostalgici della dittatura” e ha concluso citando “La resistibile ascesa di Arturo Ui” di Bertolt Brecht: “il grembo da cui nacque il mostro è ancor fecondo”.

E dopo? Dopo c’è ancora stato tempo per assistere all’incredibile villania di coloro che spesso troppo bonariamente vengono definiti “antagonisti”, che hanno intonato “Bella ciao” durante l’inno nazionale e slogan sulla Resistenza durante “Bella ciao”.

Ma torniamo all’insalata mista e ai cecchini israeliani. Leonardo Baroni è certamente libero di pensare quello che preferisce, come sono libero io di definire le sue parole una sequenza di ignobili mascalzonate che sbiadiscono l’identità del fascismo e dell’antifascismo, per non dir niente della criminalizzazione di Israele. Sarei più interessato a sentire che cosa ne pensano gli organizzatori, Anpi in testa, della bella prova di eloquio del virgulto antifascista a cui è stato offerto di diventare voce del 25 aprile cittadino. Chiedo loro, semplicemente e sommessamente, spiegazioni. Perché è stato un 25 aprile umiliante e, su questo non ho dubbi, non solo per me. Questo non significa che sia disposto a rinunciare alla festa della Liberazione: fra un anno sarò di nuovo qui, ne sono certo, con molti ebrei torinesi. Con la speranza, a dire il vero abbastanza flebile, che nel frattempo l’Anpi risponda.

Giorgio Berruto

Da Moked.it


Consiglio UGEIConsiglio UGEI20 aprile 2018
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Il 16 gennaio 1916, nell’aula magna dell’Università di Padova, il senatore Vittorio Polacco e il deputato Salvatore Barzilai intervengono per commemorare Giacomo Venezian, professore universitario caduto presso San Martino del Carso. Giacomo Venezian era ebreo triestino, convinto interventista prima del 24 maggio e volontario nell’esercito italiano dopo, dunque traditore agli occhi di chi allora governava la sua città. Anche Salvatore Barzilai e Vittorio Polacco sono ebrei. Eppure nei loro discorsi non si trova un solo cenno all’identità ebraica di Venezian. È solo un episodio, eppure è rappresentativo del sentire di tanti ebrei italiani, che partecipano alla Grande Guerra come italiani, non come ebrei e anzi, non di rado, nascondo di essere ebrei per essere come gli altri, tra gli altri, sul sottile confine tra integrazione e assimilazione.

Giacomo Venezian

Fino a qui niente di troppo strano, eppure bisogna fare i conti con i numeri. E i numeri dicono che tanti ebrei partecipano al conflitto da volontari, e tantissimi, in proporzione, sono gli ufficiali (50% contro 4% di media nazionale) e i decorati (12,7% contro 4%). Certo, è necessario considerare la correlazione tra queste cifre: i decorati in assoluto sono molto più numerosi tra gli ufficiali, i cui quadri sono composti in larga misura dalla media borghesia urbana, e di questa fanno parte molti ebrei nel nostro Paese. Eppure la partecipazione al conflitto, ma anche l’adesione all’esperienza complessiva della guerra, nuova e traumatica, è evidentemente di massa nel mondo ebraico. Sembra di percepire lo sforzo di dare di più al proprio Paese, forse anche per dimostrare a se stessi prima ancora che agli altri una appartenenza che è anche riconoscenza? Impossibile non pensare ai diritti, ottenuti pochi decenni prima e nuovamente persi appena venti anni dopo la conclusione della guerra, di questa guerra, quando le leggi razziste volute dal regime fascista apriranno le porte verso le deportazioni e lo sterminio. La mostra fotografica “1915-1918 Ebrei per l’Italia”, curata dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) con preciso intento didattico, a Torino fino al 4 maggio, consente di porre e porsi questi e numerosi altri interrogativi. È una tappa indispensabile per riflettere sulla nostra identità di ieri e di oggi, di italiani ed ebrei.

Giorgio Berruto

Da Moked.it


Consiglio UGEIConsiglio UGEI17 aprile 2018
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Il Good Deeds Day è un’iniziativa nata in Israele nel 2007, grazie all’imprenditrice e filantropa Shari Arison, ed è stato promosso e organizzato dall’associazione Ruach Tovà. Fin dagli esordi, il Good Deeds Day si è espanso il tutto il mondo, trasmettendo l’importanza e il valore della zedakà, tanto che nel 2015 ha visto la partecipazione di ben 930.000 persone di 61 paesi diversi, ciascuno con il proprio progetto benefico.

Quest’anno l’associazione giovanile ebraica JEvents ha deciso di aderire all’iniziativa con due particolari eventi. Il primo si è svolto domenica 8 aprile con la Fun Run, la stracittadina di Roma: una corsa non competitiva di 4,5 km con partenza dai Fori Imperiali e  arrivo al Circo Massimo. Un evento aperto a tutti: chiunque volesse partecipare poteva iscriversi, acquistando il kit con la maglietta e la pettorina. Una giornata diversa dalle altre, all’insegna dello sport e della beneficenza; un ottimo modo per tenersi in forma dopo la settimana di Pesach, correndo per le strade di Roma, per arrivare poi al Circo Massimo, dove i runners hanno potuto riprendere fiato, visitando gli stand delle altre associazioni che hanno aderito al Good Deeds Day, tra cui quello dell’Ospedale Israelitico, che in collaborazione con l’Ugei e Onlus Mariposa ha offerto un test sulla celiachia per ragazzi.

Con il ricavato della Fun Run e il contributo 8×1000 dell’UCEI, JEvents ha deciso di rimboschire la Pineta di Castel Fusano di Ostia, colpita dall’incendio della scorsa estate, con l’evento “100 alberi per Ostia”, domenica 15 aprile. Circa 30 persone hanno aderito con entusiasmo e hanno riempito il sito “Cammino della Signora” con nuovi alberi che hanno preso il posto dei pini bruciati. Da sempre il popolo ebraico ha avuto un forte legame con gli alberi, come simbolo di vita. “Con questa iniziativa l’associazione ha voluto  portare un messaggio di speranza e vicinanza ai cittadini di Ostia, contribuendo a far rinascere un parco vicino a dove è sorta più di 2000 anni fa la prima sinagoga della diaspora” commenta il presidente dell’Associazione Giulio Sestieri.

Giorgia Calò



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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