Hatikwà

Consiglio UGEIConsiglio UGEI9 febbraio 2015
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susanna calimani

 

Susanna all’Ugei: Sono stata ugeina negli ultimi 5 anni circa, e un po’ mi pento di non esserci andata prima: pensavo fosse un posto per sfigati, una sorta di agenzia matrimoniale. E invece mi sbagliavo. Fui Presidente per il primo semestre del 2013 se non ricordo male [ho cominciato a rimuovere…], ma contemporaneamente sono stata anche Tesoriera e Responsabile Organizzativo nel momento in cui i due consiglieri con queste mansioni diedero le dimissioni; e fui anche sguattera all’occorrenza.

Susanna nella vita: in attesa di discutere la tesi di dottorato in Economia e poi chissà. C’è sempre tempo per i chissà.

Il tratto principale del tuo carattere? L’attenzione ai minimi dettagli, la pragmaticità e l’essere un pochino prolissa. Non per niente mi hanno chiesto “IL” tratto, e ne ho elencati tre.

Il tuo sogno di felicità? Non pensare ad Albano e Romina quando qualcuno pronuncia la parola “Felicità”! La felicità credo sia l’attimo in cui senti che stai bene dentro e fuori, e non pensi a nulla. Forse una passeggiata in montagna, il sole, l’aria fresca, della gente simpatica, una cioccolata Ritter con dentro il biscotto e le bolle di sapone.

La persona viva o morta di qualsiasi epoca che inviteresti per una cena? Inviterei a cena il Rabbino che se n’è venuto fuori col concetto di Maarit Ayin, per aiutarlo ad affrontare alcune delle sue problematiche relazionali col giudizio altrui e io -finalmente- potermi mangiare un Cordon Bleu in santa pace!!

La materia scolastica preferita?  Matematica. Ma, fossi nata in un’altra epoca, probabilmente il tombolo.

Se avessi cento milioni di euro? Non lo so, mi viene solo in mente che “nowadays people know the price of everything and the value of nothing”. (Oscar Wilde)

Città preferita? Ersilia. La città invisibile di Calvino dove gli abitanti -per stabilire i rapporti tra di loro- tendono fili tra le case. Poi, quando i rapporti diventano troppo complicati, gli abitanti vanno via, smontano le case e restano solo i fili con i loro supporti.

Libro o autore preferito?  “Tre metri sopra al cielo” di Federico Moccia. Mi ha davvero toccata, un romanzo romantico di formazione. E anche “50 sfumature di grigio” di James, scritto bene e per nulla banale. Si dice per scherzare, ovviamente! Non ho un autore o un libro preferito, ma credo che tutti dovrebbero leggere Il Sergente nella Neve di Mario Rigoni Stern. Sul serio.

Serie tv culto? Sono cresciuta con Beverly Hills 90210 e X-Files; adesso Dexter, Desperate Housewives, Fargo, ma anche Gossip Girl…

Canzone che fischi più spesso sotto la doccia? Solitamente sotto la doccia ascolto il Ruggito del Coniglio, e poi non so fischiare… 🙁

Quello che detesti di più al mondo? L’arroganza dell’ignoranza. E la democrazia: detesto dover ammettere che certe persone abbiano diritto di voto.

Se potessi parlare a quattr’occhi con l’uomo più potente del mondo, cosa gli chiederesti? Se incontrassi l’uomo più potente del mondo, gli ricorderei solo che  “Da un grande potere, derivano grandi responsabilità”. L’ha detto Ben Parker a suo nipote Peter (aka l’Uomo Ragno). Se incontrassi la donna più potente del mondo, Le farei notare che la maggior parte delle persone crede che Lei sia un uomo, e magari sarebbe ora che la si cominciasse a chiamare “la Signora” invece che “il Signore”, o Dia invece di Dio.

 Il dono di natura che vorresti avere?  Non lo so, ma probabilmente chiederei se ha ancora lo scontrino per andare a cambiarlo (magari ci sono altri colori…).

Come vorresti morire? Serenamente.

Le colpe che ti ispirano maggiore indulgenza? I peccati di gola valgono?

Perché l’Ugei? L’Ugei perché c’è gente bella e simpatica, c’è il sole, si gioca a fare i grandi, a volte ci si prende un po’ troppo sul serio, e poi basta una birra e si torna se stessi. Perché fa crescere, ma credo davvero che regali momenti di felicità e spensieratezza. Perché fa stare insieme e bene.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI31 gennaio 2015
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Billone   Billy all’Ugei: Sono stato consigliere nel 2005, nel 2006 e nel 2007 con la carica    di responsabile delle attività romane. Nel 2011 e nel 2012 sono stato presidente del    consiglio esecutivo.

   Billy nella vita: Lavoro nell’ufficio stampa del presidente della Regione Lazio,        Nicola Zingaretti. Sono giornalista praticante. Ho un blog sull’Huffington Post e da    poco scrivo anche per Moked.

   Il tratto principale del tuo carattere? Sono una persona molto socievole,            amo stare tra la gente.

   Quel che apprezzi di più nei tuoi amici? La sincerità.

   Il tuo sogno di felicità? Un giorno, andare a vivere con la mia famiglia in                Israele.

  La materia scolastica preferita? Storia, sono sempre stato affascinato dagli         eventi passati. Credo influiscano molto sul nostro presente e anche sul futuro.

  Piatto preferito? Solo uno?

Il tuo primo ricordo? A tre anni sono caduto con la bicicletta con mio padre. Un vero schianto. Ho ancora delle foto, tutto sporco di polvere.

Se avessi cento milioni di euro? Viaggerei e assicurerei un futuro solido ai miei figli e alla mia famiglia.

Eroe/eroina? Mordechaj Anielewicz, capo della rivolta del ghetto di Varsavia.

Film cult? Pulp Fiction.

Canzone che fischi di più sotto la doccia? Ad oggi, Peppa Pig.

Quello che detesti più al mondo? L’ipocrisia, l’invidia, il pressappochismo e l’arrivismo. Ah, poi anche gli juventini.

Se potessi parlare a quattr’occhi con l’uomo più potente del mondo, cosa gli chiederesti? Quando avrò parlato con Totti, ve lo farò sapere.

Come vorresti morire? Forse un po’ banale: nel mio letto di casa, senza soffrire troppo!

Le colpe che ti ispirano maggiore indulgenza? Meglio una bugia a fin di bene, che una verità che può far male.

PERCHÉ L’UGEI? Quando sono uscito dall’Hashomer Hatzair ho cercato qualcosa che mi tenesse legato all’associazionismo ebraico. E fortunatamente ho trovato l’Ugei. Un’associazione che nel 2005 usciva da un periodo drammatico e grazie al lavoro di Tobia Zevi e dopo Daniele Nahum ha ritrovato vita. In tre anni da consigliere (2005, 2006 e 2007) sinceramente ho fatto poco o niente ma ho capito quanto fosse importante il ruolo dell’Ugei. L’Ugei avvicina le persone, dà la possibilità a ebrei lontani di vivere il proprio ebraismo e di conoscere la nostra cultura millenaria. Nel 2011 mi sono ricandidato, sono stato eletto e nominato presidente, carica che ho ricoperto anche nel 2012. Quella di presidente è stata un’esperienza estremamente formativa, dal punto di vista professionale e soprattutto umano. Ho conosciuto persone magnifiche. Siamo stati capaci di organizzare eventi interni in tantissime città italiane e allo stesso tempo abbiamo consolidato rapporti importanti con i rappresentati di altre religioni e con la società civile. Questa deve essere l’Ugei. Un’associazione che rappresenti i giovani ebrei italiani nel modo migliore e al passo con i tempi. Cosa vogliono i giovani oggi? È questo quello che devono chiedersi il nuovo consiglio e il congresso. Tra le iniziative più significative del mio mandato ricordo una festa internazionale di Purim con più di 1000 persone da tutta Europa e un convengo che ha visto la partecipazione dell’allora ministro del Lavoro Elsa Fornero. Non dobbiamo farne una questione solo di numeri, sono d’accordo, ma l’Ugei è viva se i giovani la vivono.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 gennaio 2015
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Razzismo: Concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze.

 

Razzismo è credere che esistano differenze nell’uomo a seconda della provenienza etnica, religiosa o culturale.

Razzismo è attribuire quindi qualità o difetti ad un singolo uomo, solamente per la sua appartenenza ad un gruppo.

Razzismo è generalizzare, non conoscendo veramente la persona della quale si sa parlando.

Razzismo è considerare tutti i Musulmani terroristi o nemici del mondo civile.

Ma razzismo è anche pensare che spettino meno diritti ad alcuni, solo per il fatto di essere diversi.

Razzismo è criticare ed attaccare (anche fisicamente) qualcuno, solo per il fatto di essere.

Razzismo è mostrare meno solidarietà agli Ebrei, colpiti in quanto tali, perché forse in fondo qualcosa si meritavano.

Razzismo non è notare e capire che ci sono persone con un legame particolare con un’altra terra.

Ma razzismo è vederlo come un problema solamente per alcuni.

Razzismo è quello che gli estremisti vogliono tirarci fuori, ma è quello dal quale dobbiamo tenerci lontani per vincere la loro guerra.

 

Razzismo fu una delle prime cause del dolore ingiusto che la generazione dei miei nonni dovette soffrire. Fu la causa di lacerazioni profonde che non si rimarginarono al termine della guerra. Sono ferite che riusciamo ancora a sentire a distanza di tre generazioni.

Oggi le giornate della memoria si susseguono commemorando giustamente ciò che è stato.

Dovremmo tutti onorare la memoria continuando a ringraziare la generazione che ha sofferto ma che ci ha regalato le libertà di cui ora godiamo.

Una generazione che abbiamo la necessità di continuare a ricordare, per non rischiare di ricadere in errori che la società ha già commesso e che hanno segnato la nostra vita.

 

Daniele Di Nepi

Twitter: @danieledinepi

Foto di www.danieledinepi.com

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 dicembre 2014
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Pochi giorni fa abbiamo festeggiato la festa delle luci, accendendo i lumi di Hannukkà.

Proprio in quei giorni, un’altra piccola fiammella si è riaccesa.

Varsavia, anche se non paragonabile a ciò che fu prima della guerra, sta riscoprendo la sua identità ebraica e la comunità sta cercando di dare nuovo vigore alle sue attività.

Tra le varie iniziative, una ha catturato la mia attenzione, perché per me simbolica.

Domenica 14 dicembre sono ripartite ufficialmente le attività dell’Hashomer Hatzair proprio a Varsavia, città che fu un centro ebraico della cultura yiddish (prima della guerra almeno il 30% degli abitanti della città erano ebrei), che ospitò il più grande ghetto in Europa e che assistette ad una delle più celebri pagine di resistenza ebraica durante la Seconda guerra mondiale.

Nel buio dell’Europa in guerra, una luce si accese. L’organizzazione ebraica di combattimento, che riuniva anche altri movimenti ebraici come il Bene Akiva, combatté con onore l’occupazione nazista. Fu una fiamma forte, che tentò di impedire la deportazione degli Ebrei dal ghetto ma che, sin dal principio, fu destinata ad essere annientata.

Il comandante dell’organizzazione, Mordechai Anielewicz, era membro del movimento sionista socialista Hashomer Hatzair.

Purtroppo, il movimento uscì devastato insieme alla popolazione ebraica e terminò le sue attività nel 1950.

Oggi, 71 anni dopo la valorosa resistenza, la comunità polacca ha espresso la volontà di riaprire le attività dello storico movimento. Questo avvenimento è ancor più carico di significato pensando che l’Hashomer Hatzair ha appena festeggiato la ricorrenza dei 100 anni dalla sua fondazione proprio in Polonia.

Omer Hakim, Direttore del dipartimento europeo e australiano del movimento, ha ricevuto, due mesi fa, la richiesta dei membri della comunità di Varsavia di aiutarli a mettere in piedi le attività per i ragazzi.

In questo momento è in corso una sorta di formazione per alcuni ragazzi di 16/17 anni che potranno essere i futuri  responsabili dei ragazzi più piccoli.

Si coglie molta soddisfazione nelle parole di Omer mentre afferma: “la Polonia è il cuore del movimento” e sarà il 22esimo paese dove il movimento è attualmente attivo nel mondo.

Una nuova luce si riaccende quindi a Varsavia, sperando che il periodo di Hannukka sia di buon augurio perché questa fiamma sia destinata ad illuminare ancora per molto.

Daniele Di Nepi

Twitter: @danieledinepi


Consiglio UGEIConsiglio UGEI21 novembre 2014
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Qualsiasi riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

………Lo so, lo so, di solito è una frase che si legge alla fine di un film o di una serie televisiva (nella maggior parte dei casi, fra l’altro, estremamente realistica). Ogni volta che la leggo, non riesco comunque ad evitare di cercare assurdi collegamenti con la realtà. Beh, onde evitare apocalittici litigi famigliari, vorrei precisare che non mi sto riferendo a mia madre, lei ovviamente non ha neanche un difetto (i miei tre fratelli saranno certamente d’accordo).

            Quando penso a ‘madre di religione ebraica’ non posso non pensare automaticamente all’enorme volto della signora nel cielo di New York che incoraggia, ammonisce e  consiglia molto pubblicamente ,l’imbarazzato e ‘socially awkward’ figlio, Woody Allen, in ‘New York Stories’.

Si tratta ovviamente di una situazione surreale. Geniale e ironica si, ma surreale. Sicuri?

            Per fortuna, salvo nei casi di gravi allucinazioni (dovute spesso a sensi di colpa che solo una madre è in grado di trasmettere) non capita spesso di vedere il volto di tua madre nel cielo mentre ti rimprovera davanti all’intera città.  Ciò non significa che tu non debba essere comunque sempre reperibile ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, in qualsiasi parte del mondo ti dovessi trovare e  indipendentemente dalla tua età. Forse si rischia di parlare di banali stereotipi, ma in fondo, ogni tanto, cosa c’è di male?

            Da adolescente, quando hai ancora il coraggio di  rispondere male senza temere gli sguardi delusi dei tuoi genitori, si ha spesso il coprifuoco. Prima di uscire di casa non riuscirai ad evitare di sentire una voce forte e perentoria che ti urlerà “A mezzanotte a casa. Mi raccomando!”.  Alle 23.40 il telefono inizierà a vibrare ininterrottamente mentre si alternano chiamate perse ed sms che ti chiedono ripetitivamente ‘dove sei? perché non sei già qui? è successo qualcosa ? dobbiamo preoccuparci? se non mi rispondi chiamo la mamma di Giovannina!’.

             La vera crisi si verifica, tuttavia, quando ritardi. E’ il classico caso in cui la batteria del telefono si scarica facendolo spegnere, è allora che ti ferma il vigile   perché sei passato con il rosso (nella speranza di arrivare in tempo a casa) mentre cercavi disperatamente allo stesso tempo di rivitalizzare il telefono. Inutile dire che nel frattempo il motorino si è fermato ed è impossibile trovare un tassì perché ha iniziato a diluviare.  Anche se tutto ciò avesse causato solo mezz’ora di ritardo, una volta arrivato a casa troverai in salotto una riunione famigliare di emergenza. Tua madre, in lacrime, è pronta a chiamare la polizia per denunciare la tua  scomparsa e ha già fatto minacciosamente uscire tuo padre per andare a cercarti.

             Crescendo questa situazione cambia, se per caso dovessi andare a vivere da solo e non dovessi risponderle al telefono,alla terza chiamata persa, preparati ad aprirle al citofono dopo un’oretta. Al massimo.

                        Una delle qualità migliori di una madre ebrea, come è noto è l’attenzione alla cucina. Indipendentemente dalle diverse tradizioni famigliari, cucinerà sempre tantissimo (anzi, troppo). La sua concia sarà sicuramente la più buona rispetto alle altre ed è l’unica a rendere lo strato superiore delle lasagne croccante al punto giusto. Si offenderà di una qualsiasi critica su quanto cucinato con grande amore e durante la cena continuerà a ripeterti se ne vuoi ancora (anche se  dovessi aver già ripreso quella stesso pietanza tre volte). Oltre alle numerose chiamate che quotidianamente ti farà per chiederti gentilmente se hai bisogno della spesa, il Lunedi mattina con grande entusiasmo ti chiederà che cosa vorresti a cena.. Venerdì.

            Infine, non invidio chi ha una mamma in continua apprensione perché il figlio/a poco più che maggiorenne non si è ancora sposato. E’ proprio quest’ultima tipologia di mamma, che ogni volta che ti vedrà al tempio, ti fermerà, ti porterà da suo figlio per poi dirti ‘conosci mio figlio Shaul?’. Nel 99% dei casi, Shaul lo conosci da venticinque anni, eravate in classe insieme ed è segretamente fidanzato con una delle tue migliori amiche.

            Insomma, le generalizzazioni sulle mamme ebree sono tantissime. Nonostante l’apparente banalità del discorso c’è anche chi sostiene che a contribuire alla nascita di questo stereotipo sia stata una importante antropologa, Margaret Mead. Quest’ultima studiando su incarico del American Jewish Commettee gli shtetl europei intervistò  alla Columbia University 128 ragazzi ebrei nati in Europa e indipendentemente dalle diverse strutture famigliari ed esperienze personali ha concluso che ‘la madre ebrea è una donna che ama profondamente i propri figli ma al tempo stesso li controlla con grande rigidità  al punto da  soffocarli e da generare in loro una grande senso di colpa’. Chissà forse è giunta ad una conclusione esagerata.  Ora vado però, devo rispondere al telefono. E’ mia madre.

 

Sarah Tagliacozzo



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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