Mondo ebraico

Consiglio UGEIConsiglio UGEI17 febbraio 2014
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hATIKWà 1978

Da qualche anno Hatikwà consiste in una pagina all’interno del mensile ebraico Pagine Ebraiche. Questo spazio ci è stato concesso dall’UCEI e dalla direzione del giornale, a cui vanno i nostri ringraziamenti. In questo modo tutti possono sapere quali sono stati gli ultimi eventi e le ultime attività UGEI.

Qualche giorno fa mi è capitata in mano una copia ingiallita di un vecchio Hatikwà, datata Novembre- Dicembre 1978. I titoli degli articoli erano quelli di un giornale molto impegnato politicamente e culturalmente: da articoli sulle prospettive di pace o sulla Shoah a commenti su artisti come Chagall e scrittori come Singer.

La prima cosa che ho notato, però,  è stata la scritta in alto: “Questo giornale è aperto al libero confronto delle idee, ogni opinione merita di essere rispettata”.  E’ questo il principio da cui vorrei ripartire quest’anno. Negli anni, Hatikwà è cambiato ma ha resistito al cambio radicale dell’organizzazione da FGEI a UGEI, ed il motto è ancora lì. Va detto però che con il passare del tempo sono sorte nuove necessità: innanzitutto quella di coinvolgere più giovani ebrei possibile, dando spazio a tutti quelli che vogliono scrivere e trattando degli argomenti più disparati.  Un’altra è a mio parere è il bisogno di essere “al passo coi tempi”, con la possibilità di pubblicare su internet gli articoli del giornale. Da questo punto di vista un giornale online è uno strumento straordinario perché permette di pubblicare articoli senza vincoli di tempo e di spazio, e con la possibilità di parlare anche di notizie di stretta attualità. Per questi motivi abbiamo deciso di creare una redazione che possa pubblicare online sul sito www.ugei.it., nella pagina dedicata ad Hatikwà, che verrà aggiornata in modo da poter accogliere questi contributi. Per entrare a far parte della redazione scrivete a hatikva@ugei.it, e sarete presto ricontattati.

Gabriele Fiorentino (Responsabile Hatikwà)

Questo editoriale è stato pubblicato nel numero di febbraio di Hatikwà


Consiglio UGEIConsiglio UGEI13 febbraio 2014
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Forconi, blocchi, violenze e scontri. Si fatica, a memoria d’uomo, a ricordare un mese di dicembre tanto turbolento nel nostro Paese. La speranza, naturalmente, è che al tempo in cui leggerete queste poche righe quelle giornate siano alle spalle, le vie delle nostre città di nuovo sgombre ed i negozianti liberi di condurre le proprie attività. Guai, tuttavia, a sottovalutare l’allarme suscitato da quelle manifestazioni, segnate da continue piccole e grandi violenze nei confronti di commercianti, automobilisti, semplici passanti, ed anche – impossibile ignorarlo – da pulsioni razziste e neofasciste neppure troppo velate. Che fare di fronte al pericolo che gruppi e frange estreme che propugnano farneticanti idee reazionarie si rafforzino nella società e in particolare fra i nostri coetanei di fronte alle difficile prospettive sociali? A contenere le violenze e sanzionare i soprusi sono deputate, naturalmente – ci auguriamo nel modo più efficace possibile – forze dell’ordine e magistratura. Esaurita la spinta delle manifestazioni, tuttavia, a noi resta il compito di combattere a fondo ogni avanzata di pulsioni xenofobe, razziste, antisemite. A cominciare dal dialogo con chi ci sta attorno, naturalmente, e dal lavoro quotidiano nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro. Ed è proprio sulla formazione al dialogo, alla conoscenza reciproca e al riconoscimento delle differenze come miglior strategia di “prevenzione dei pregiudizi” che vorremmo impostare l’azione politico-culturale promossa dall’UGEI in questo nuovo anno, proprio a cominciare dal mondo della scuola. Insieme a tutti voi, naturalmente. Scriveteci, se volete, le vostre idee in proposito a info@ugei.it. Buon 2014 a tutti voi.

Simone Disegni (Presidente UGEI)

Questo editoriale è stato pubblicato nel numero di gennaio di Hatikwà


Consiglio UGEIConsiglio UGEI23 novembre 2012
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Chi, come me fino ad un paio di settimane fa, ritiene l’EUJS un’associazione il cui unico scopo è l’organizzazione di weekend all’insegna del divertimento e della ricerca di un partner, si sbaglia di grosso! Dal 30 ottobre al 4 novembre, infatti, si è tenuto a Marrakesh un seminario interreligioso di altissimo livello, al quale ho partecipato insieme ad una decina di giovani ebrei provenienti da tutto il mondo ed un gruppo di ragazzi musulmani, per lo più marocchini.

Il programma del seminario era vario: abbiamo discusso temi scottanti, come le recenti violenze scatenate dal filmato su Maometto, ma abbiamo anche visitato i luoghi di culto di Marrakesh. Nelle sinagoghe e nel cimitero ebraico ci ha fatto da guida Yassar, un ragazzo musulmano del gruppo che da anni si occupa di studi ebraici. Insieme abbiamo anche trascorso lo Shabbat durante il quale alla nostra tavola, tra i piatti tipici degli ebrei marocchini, non poteva mancare una dafina in versione originale!

Gli organizzatori dell’EUJS hanno scelto il Marocco come sede per l’evento, proprio per la sua storia di massima tolleranza nei confronti dei cittadini ebrei. La scelta non poteva essere più azzaccata, infatti sentire le parole degli ebrei di Marrakesh, cosi fortemente attaccati alla loro terra è stato emozionante: “Alcuni ebrei sono partiti per raggiungere i loro figli in Europa o in Israele, ma poi sono tornati perché non riuscivano a costruirsi una nuova routine in quei paesi. Ora siamo noi a prenderci cura di questi anziani”, racconta il presidente della comunità Jacki Kadoch.

Al seminario ho avuto modo di conoscere persone davvero interessanti, come Ghassan, presidente dell’associazione di studenti musulmani “Mimouna”, che si propone di promuovere la conoscenza del patrimonio ebraico marocchino. Da quattro anni ormai, i giovani di questa associazione organizzano il “Jewish Maroccan Day”, attirando un vasto pubblico tra la popolazione marocchina.

L’associazione “Mimouna” presenta l’ebraismo marocchino come modello per una coesistenza di ebrei e musulmani in un paese arabo. In questi giorni difficili per il Medio Oriente, pensare a questo modello non può che essere di conforto e di esempio.

Noemi Disegni


Consiglio UGEIConsiglio UGEI12 novembre 2012
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Quando un paio di settimane fa ho visto, a Roma, le scritte sui muri di Piazza per ricordare Shlomo Venezia, sono rimasto un po’ perplesso.

Mi sono chiesto “Ma non c’è un modo migliore di ricordare?”. Tra le risposte che mi sono venute in mente, le uniche pubblicabili sono:

1. No. Le cerimonie sono formali, una scritta sul muro è autentica.

2. Forse, ma non bastano. L’abitante del mondo moderno è abituato a scrivere sul Muro virtuale, e quando questo non basta, si rivolge al muro fisico.

3. Si. La scritta sul muro è più che un ricordo un urlo. Chi l’ha fatta voleva dimostrare autenticità, senza pensare ai danni collaterali.

4. Probabilmente, ma a chi ha fatto la scritta che importa? Lui ha lasciato il segno. Se un giorno riceverà la domanda “ma non avevi un modo migliore di ricordare?”, forse non risponderà, o balbetterà qualcosa del tipo “eh beh, ma mi è venuto così”.

Non so se queste risposte sono legittime. Fatto sta che mi sembra che a costo di ricordare – e di ricordare anche immediatamente! – forse pensiamo che tutto sia legittimo. Ma siamo sicuri che ricordare sia la nostra massima priorità?

La dedica sui muri del ghetto

Ci sono periodi in cui anche in Israele il ricordo diventa un imperativo assoluto. Uno di questi periodi è verso Maggio, quando cadono i vari giorni del ricordo della Shoah e dei soldati caduti nelle guerre di Israele. L’altro periodo è proprio in queste settimane, quando viene ricordato l’assassinio di Rabin, sia in data ebraica che in data civile, per essere sicuri che tutti ne prendano parte. Il giorno stesso dell’anniversario, in radio si sentiranno solo canzoni dedicate alla pace ed in televisione si parlerà principalmente di “tu dov’eri quando è stato ucciso Rabin?” e si intervisteranno tutte le parti in causa. La nipote Noah, il presidente Peres, la guardia, il medico. E così via per una settimana almeno. All’assassinio del Presidente del Consiglio per mano di un cittadino viene data la stessa importanza che viene data alla morte delle migliaia di soldati dal 1948 ad oggi, ed ai caduti nella Shoah.

La domanda rimane la stessa. Ma non c’è un modo migliore di ricordare?

Nel caso di Rabin, quest’anno c’è stata una svolta. La cerimonia principale, quella celebrata nella piazza oggi intitolata allo stesso Rabin dove egli fu assassinato nel 1995, invece di venire organizzata dalla famiglia Rabin o da organizzazioni di sinistra come ogni anno è stata organizzata dai movimenti giovanili. Il significato è enorme: il ricordo di Rabin non è più un patrimonio privato della sinistra israeliana che ne sostiene gli ideali politici, ma diventa un esempio per ricordare a tutti i giovani che l’ideologia non regge senza un popolo unito. Per questo motivo, per la prima volta quest’anno anche i membri del Sionismo Religioso sono intervenuti a supportare la nuova agenda. Diciassette anni dopo, la tragedia diventa una spinta positiva e naturale per promuovere una società migliore.

Cosa promuove la scritta sul muro in Piazza? Forse fa da contrappeso alle scritte antisemite che Venezia vedeva sui muri di Roma e che tanto lo preoccupavano. Ma non sono sicuro che essa basti a promuovere un ricordo utile a migliorare la comunità. Il ricordo rimane un ricordo a se stante, importante “per non dimenticare”, o per altri slogan. Il bambino che è nato ieri e che vedrà la scritta ogni giorno quando andrà a scuola cosa imparerà da quella scritta?

Forse il prossimo passo è fare del ricordo uno strumento utile per insegnare a tutti i membri della comunità qual è il prossimo passo per educare le nuove generazioni al loro futuro, e non solo al nostro passato.

Concludo con una battuta di Guri Alfi, un comico israeliano. Quando in una trasmissione un suo collega afferma, pungente, che “noi siamo il popolo del libro, ma abbiamo perso il segnalibro”, Alfi ribatte veloce: “A noi non serve il segnalibro per ricordare! Ci basta la Shoah”.

 Avy Leghziel

(su Twitter: @avyleg)

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI8 novembre 2012

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Il 2/11/2012 si è aperto a Firenze il 18° Congresso UGEI .

Ci siamo trovati noi ragazzi presso l’albergo B&B situato vicino al centro di Firenze, bello ed elegante, la mia camera era molto spaziosa e piena di luce; nonostante conoscessi già molta gente mi ha fatto piacere stare in camera con due ragazze che non conoscevo da Roma iscritte alla comunità di Napoli e della Sicilia perché insieme mi hanno raccontato della storia e del futuro delle piccole comunità .

L’accoglienza sia dell’albergo sia della comunità e del Tempio è stata piacevole e familiare dandomi un senso di appartenenza, ho avuto la possibilità così di conoscere ragazzi nuovi dall’Italia e dall’estero.

Sabato sera ci hanno regalato una magnifica festa, elegante e raffinata, dove ho avuto la conferma dell’ottima compagnia gioiosa e frizzante.

È stato piacevole poter ascoltare ed esprimere opinioni personali sulle argomentazioni proposte dal consiglio e dai rappresentati dell’UGEI e di votare per i nostri futuri rappresentanti.

Serena Fiss



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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