Mondo ebraico

Consiglio UGEIConsiglio UGEI7 luglio 2016
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lagbaomer“Cucù, aprile non c’è più, è ritornato maggio col canto del cucù” cantava quel tale; ma per l’Ugei è ritornato il momento un po’ spasmodico di tirare fuori dalla naftalina griglia, carbonella e diavolina per la tradizionale grigliata di Lag Ba’Omer.

Dopo la buona riuscita della grigliata l’anno scorso a Genova, il 2016 vede un doppio appuntamento: nella città di Vercelli, per gli ugeini del nord, mentre per i “bimbi” del centro è stata scelta Livorno; già storico quartier generale dei tempi Fgei che furono, il Porto mediceo torna ad accogliere l’Unione giovanile ebraica dopo quasi sei anni di assenza.

La braceria e i relativi companatici preparati dai nostri due consiglieri toscani, presso il giardino della storico museo ebraico Marini, riescono ad attirare una trentina di partecipanti; un discreto gruppo di fiorentini, qualche giovane capitolino, svegliatosi all’alba per attraversare la maremma in treno e udite, udite, una presenza pisana in territorio nemico!

lagbaaFinita l’abbuffata, arriva l’appuntamento culturale, presso il già citato museo ebraico: all’interno gli ugeini possono ammirare  cimeli appartenuti alla prima storica sinagoga livornese, edificata nel 1603 e distrutta nel 1944 dai bombardamenti alleati: tra tutti i singolari manufatti, spicca un sefer Torah dalla struttura in corallo, vero e proprio fiore all’occhiello della cultura artigiana labronica.

Prima dei saluti c’è spazio per “un bagno a mare”, come disse l’attore Marco Messeri in una celeberrima pellicola di Virzì: il gruppo si trasferisce presso la spiaggia “della ballerina” dove le strutture portuali lasciano lo spazio a un lungomare selvaggio, caratterizzato dalla costa frastagliata e dalle tamerici al profumo di salsedine. Qui i più coraggiosi si buttano in acqua mentre il resto della compagnia preferisce un selfie ricordo, riscaldato dalla luce del primo tramonto.

Come concludo? Non posso ringraziare la comunità ebraica alla quale appartengo, altrimenti rischierei di cadere in un commento viscido e autoreferenziale. Chiudo quindi con una metafora alla Bar Sport: oggi il Livorno ha battuto la Pro Vercelli tre a zero.

Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito ad una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l'hockey su ghiaccio; il resto e' noia
Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito ad una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l’hockey su ghiaccio; il resto è noia

Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 giugno 2016
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kotelFra banchi di libri, quaderni, mormorii di parole, letture, silenzi, immersi nella concentrazione. Fra pareti di pietre parlanti, nel cuore della città vecchia a Yerushalaim, si affaccia la Yeshivat hakotel. Se penso di dover rappresentare la Yeshiva con una immagine mi viene in mente quella dinamicità espressa nel famoso affresco di Raffaello Sanzio “La scuola di Atene”; riflettendo pur sempre sulla forte e fiera consapevolezza di non arrivare mai a bloccare quell’insaziabile appetito culturale e filosofico in un affresco,  mi affascina pensare che, dopo tanti secoli, esista ancora, in un mondo dominato da una dirompente rivoluzione tecnologia, uno spazio per la riflessione e per la ricerca di un continuo confronto.

Una pagina di Talmud
Una pagina di Talmud

Una dimensione di vita rara in una realtà davvero unica, una condivisione di spunti di riflessione e di contorti ragionamenti logici invidiabili alle migliori università del mondo. Il daf (pagina di Talmud) della lezione del giorno viene preparato con il compagno di studi (la hevruta, dalla radice ebraica haver, compagno) per poi essere completamente riaffrontato dal ram (rav mehanech, maestro educatore). Il rapporto che si crea con il ram è qualcosa che va oltre gli interessi formali e didattici, il ram diventa subito una guida, un amico, un esempio e un complice confidente. Ogni ram ha il suo approccio alla Torah, il suo codice particolare per decifrare le Scritture, la chiave che apre le varie serrature degli studenti a cui si rende amabile e affascinante.

yeshivaNella Yeshivat hakotel non si segue
solamente un programma unico di studi, ogni studente può approfondire gli argomenti più vari, passeggiando per la biblioteca o partecipando a gruppi o coppie di studio. Si parte quindi con il Maral di Praga, fra i più importanti esponenti della filosofia ebraica, passando per rav Kook (precursore della Yeshiva e fondatore del sionismo religioso), fino ad arrivare ai più recenti e ammirabili custodi di una tradizione millenaria, ormai rara: rav Nevenzal, frequentatore stesso della Yeshiva, posek halacha (decisore della legge pratica), figura di notevole prestigio in tutto il mondo rabbinico in Israele e non solo. Simile a rav Nevenzal è rav Adari, fondatore della Yeshiva e personaggio di straordinario carisma. Famosi e diffusi i suoi detti; uno fra tutti: “La Yeshiva è lo shabbat della vita”, indica non solo quanto sia bello vivere in una dimensione logistica come la Yeshiva, dimensione in cui l’affaticamento della vita viene interamente sostituito col dedicarsi allo sforzo della comprensione del Talmud, ma anche che la Yeshiva è come lo shabbat, una grande opportunità per innalzare (anche solo temporaneamente) la nostra anima, per affinarla ad affrontare una vita con strumenti diversi. Se è vero che lo shabbat ci dà la forza per la settimana è altrettanto vero che la Yeshiva può darci quegli ingredienti giusti per vivere una vita migliore, quella forza per tuffarci in un mondo che appare a volte troppo pericoloso.

Eitan Della Rocca
Eitan della Rocca (Venezia dicembre 1994), 21 anni, vive a Tel Aviv ed è prossimo al congedo dal servizio militare

Consiglio UGEIConsiglio UGEI16 giugno 2016
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Illustrazione di Emanuele Luzzati

Cosa vuol dire essere ebrei? Gli ebrei sono per eccellenza il popolo delle domande, quindi mi sembrava doveroso iniziare con una domanda.
Da sempre io nel mio piccolo ho cercato di indagare e di ritrovare il significato che ha per me questa eredità, conscia del fatto che non avrei mai potuto trovare una risposta definitiva, né per me, né per altri.

Che cosa intendiamo noi con Comunità, che caratteristiche ha questa realtà di cui facciamo parte, o che invece ricerchiamo? Che significato ha conservarci nel corso del tempo? L’unica risposta che mi sono data si chiama ”religione”, ma essa stessa racchiude in sé una domanda. Esiste una sola religione ebraica? Una religiosità condivisa? Oppure una sorta di relazione particolare con l’Eterno, relazione che si può definire ebraica, che fa quindi da collante tra tutti noi? Un tempo la religiosità c’era, ma ora? Ora la si chiama tradizione, la si chiama comunanza, per gli estranei magari tenacia. Ma non necessariamente la risposta é “religione”. Se fosse “nazione”? Certo, sappiamo bene che Israele c’è ed esiste e resiste con la sua vita travagliata, ma anche prima del 1948 l’ebreo è sempre stato ebreo, ebreo nel mondo, nella diaspora, ebreo ricco di relazioni con i popoli più diversi. L’ebreo è ed era solo, non nel senso brutto del termine: era solo davanti al mondo, autonomo, e da questa sua autonomia derivava la sua grande forza.

Martin Buber
Martin Buber

Viaggiando mi è capitato di incontrare le persone più diverse ed eterogenee: ma ecco che l’incontro con un ebreo era speciale, scattava qualcosa, qualcosa di strano, inusuale, come se quello sconosciuto non fosse in realtà così sconosciuto. Chiamiamola comunanza di sangue, di religione, di idee, ma quel qualcosa di (mi piace di più) ”magico”, non l’ho mai davvero capito. Ci sentiamo parte di qualcosa di grande di immenso di invincibile: ma poi dopo i nostri viaggi ritorniamo alla normalità, agli ebrei che conosciamo, alla nostra grande o piccola Comunità, e ci dimentichiamo tutto. Di quanto sia forte un popolo che tra mille diversità è comunque unico. Forse sbagliamo a monte, vedendo la Comunità sempre e solo come un ente, e non come ciò che realmente è: collettività. Forse dovremmo cambiare la nostra visione dell’ebraismo, inteso non come religione né come nazione, ma come tutto il resto, come collante in una collettività: non solo come passato (o passati), ma come avvenire, futuro. Dovremmo essere, come diceva Buber, illimitati nel tempo. E forse così riusciremo a dare delle parziali risposte ai nostri interrogativi; sempre finché non ci verrà in mente un’altra domanda.

Carlotta Micaela Jarach, milanese. Studia in Svizzera
Carlotta Micaela Jarach, milanese. Studia in Svizzera

Consiglio UGEIConsiglio UGEI15 maggio 2016
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mdk2L’esistenza dell’omosessualità e di coppie omosessuali non è un’ipotesi in attesa di dimostrazione. E’ un fatto, una realtà ormai solida che come tale meriterebbe non solo una maggiore tutela legislativa, ma anche crescente attenzione da parte di un ebraismo italiano che solo di recente e non senza difficoltà e timori ha cominciato a discuterne. Eppure siamo abituati a pensare che la centralità che l’ebraismo dà alla persona, al soggetto morale consapevole e capace di scegliere responsabilmente, vada di pari passo con la difesa dei diritti di coloro che ne sono privati.

Anche per partecipare al dibattito dall’interno, il primo luglio scorso si è costituito a Roma Magen David Keshet Italia (MDKI), una organizzazione indipendente che unisce ebrei Lgbt, per lo più iscritti alla comunità ebraica della capitale. Il gruppo vuole promuovere e sostenere le rivendicazioni della comunità Lgbt sia in generale sia in ambito precipuamente ebraico; si propone, al contempo, di organizzare attività sociali e conviviali legate alla cultura e alla tradizione ebraica e di offrire un supporto agli ebrei italiani Lgbt, in piena coerenza con il principio di tikkun haolam.

mdkiLa nascita ufficiale del gruppo è stata preceduta da una serie di attività, tra cui la partecipazione al Gay Pride di Roma il 13 giugno. Complice il successo riscosso in quella occasione, nell’arco di poche settimane è stato creato ufficialmente il gruppo, che ha già ricevuto l’affiliazione come associazione con diritto di voto al World Congress of Lgbt Jews (Keshet Ga’avah), il network che collega le più importanti realtà Lgbt attive in Europa, Nord e Sud America e Israele, e che si traduce in una piattaforma globale per informazioni, scambi e mutuo sostegno all’interno del mondo ebraico Lgbt. MDKI è la prima associazione italiana che entra a far parte di questa rete. “Come obiettivo principale – afferma Marco Fiammelli, tra i fondatori del gruppo e fresco di nomina a coordinatore responsabile delle associazioni Lgbt europee e israeliane al Keshet Ga’avah che si è tenuto il mese scorso a Washington – ci prefiggiamo quello di promuovere nella società ebraica, e non solo, la piena uguaglianza delle persone Lgbt e delle famiglie formate da persone dello stesso sesso, di aggregare gli ebrei e le ebree omosessuali che si sentono discriminati dalle loro comunità di appartenenza perché vogliono vivere in piena libertà la loro vita, senza dover rinunciare a nessuna delle due componenti della propria personalità”.

Negli Stati Uniti le associazioni sorelle di MDKI, alcune nate oltre trent’anni or sono, vengono spesso sostenute dalle comunità ebraiche riformate. In Italia, invece, il gruppo non ha finora legami né con la comunità ortodossa né con le piccole realtà riformate presenti in alcuni dei centri principali, e organizza dunque in piena autonomia le proprie attività. “Vogliamo recuperare in fretta questo ritardo – spiega ancora Fiammelli – aiutando i giovani nel processo di emancipazione personale e facendo capire loro che si può essere buoni ebrei e continuare a vivere con gioia la propria omosessualità”.

mdkiiObiettivo di MDKI, in ogni caso, non è soltanto la rivendicazione dell’identità ebraica di persone Lgbt e la costruzione di una rete di scambio e solidarietà interna; è anche la possibilità di vivere, cioè praticare, una vita ebraica. Per questo il gruppo ha organizzato un seder di Rosh HaShana, a Roma, che ha visto la partecipazione di 40 persone, e uno di Pesach, feste per Sukkot, Hanukka, Purim e un importante convegno in Senato in occasione della Giornata della Memoria, “Le ragioni del silenzio: il triangolo rosa e la Shoah”, replicato al centro ebraico “Il Pitigliani” il 14 aprile (ne rende conto nel dettaglio l’articolo sottostante di Giulio Piperno). Un successo, considerando che l’associazione sta muovendo i primi passi e che finora non ha goduto di visibilità alcuna sui mezzi di informazione ebraici italiani. Sono numeri che testimoniano un’esigenza che c’è e tenderà verosimilmente a crescere, e a cui MDKI cerca di dare risposta, tra le altre cose, anche con una pagina facebook, Magen David Keshet Italia – LGBT Jews Group, continuamente aggiornata con attività e discussioni su ebraismo e omosessualità. “E – assicura Fiammelli – non siamo che all’inizio”.

Per essere aggiornati sulle attività del gruppo è possibile consultare la pagina facebook, oppure scrivere a magen.david.keshet@gmail.com

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 maggio 2016
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fgeiPremessa E’ giunto il momento, come tutti gli anni di tirare le somme, tirare le somme non solo dell’attività fatta, ma anche della situazione attuale della FGEI [ndr. Federazione Giovani Ebrei d’Italia]. Non ci si può nascondere, e sarebbe pericoloso farlo, in che stato versi oggi la base dei CGE [ndr. Centri Giovanili Ebraici]: essi sono, con poche lodevoli eccezioni, quasi tutti chiusi per mancanza di persone e di idee. La FGEI è ormai federazione solo di nome, si è ridotta in pratica ad un vertice, il consiglio Esecutivo, che organizza l’attività comune, nazionale, ma che non può evidentemente supplire alla mancanza di un’attività locale nei vari centri […] E’ quindi probabile che si debba giungere in un futuro ormai vicino ad una evoluzione che consenta la continuità dell’attività nazionale; evoluzione che potrebbe consistere sul piano formale nel passaggio da federazione di centri ad associazione di singoli, e sul piano sostanziale, più importante, nell’assunzione di una persona (fieldworker) che, dietro compenso, si faccia carico di quel lavoro organizzativo, che attualmente ruba ai consiglieri il tempo per dedicarsi maggiormente all’impegno politico-culturale. Ed è su questi temi, a nostro parere fondamentali per il futuro della FGEI, che invitiamo il presente Consiglio a pronunciarsi.

Politica L’anno appena trascorso è stato forse uno dei più drammatici nella recente storia del popolo ebraico, sia sotto il profilo dell’antisemitismo che in riferimento alla situazione mediorientale. Per quanto riguarda il primo punto, ricordiamo i numerosi attentati antisemiti di Parigi e Bruxelles, tutti duramente condannati dalla FGEI […] Questi episodi si inseriscono in una attività in costante crescendo già da alcuni anni, e non solo all’estero: da noi, accanto alle periodiche deturpazioni di sinagoghe e cimiteri, vanno ricordati con crescente timore atti razziali discriminatori ai danni dei singoli ebrei, nonché, per la loro gravità, la gazzarra antisemita avvenuta davanti alla sinagoga di Roma, durante una manifestazione e l’ultimo recente attentato dinamitardo contro la Comunità di Milano […]

Cultura È giunto adesso il momento di parlare un po’ del riflusso, della difficoltà di fare discorsi seri in un ambiente che non è preparato, della scomparsa di vecchi modelli culturali a vantaggio di nuovi importati ma di minor valore, e via di questo passo. Ma ve lo risparmiamo. Sono discorsi già fatti altre volte, e la cui validità è ancora da verificare. Con questo non si vuole certo negare che sotto questo profilo attualmente alla FGEI si vivacchi ad un livello notevolmente inferiore a quello esistente in tempi ormai lontani, ma questo potrebbe essere molto più semplicemente dovuto al calo demografico dell’ebraismo italiano (con contemporanea paurosa diminuzione della base giovanile) e all’emigrazione, specialmente verso Israele, di buona parte delle menti migliori […]

fil1HaTikwà Quest’anno sono usciti solo tre numeri del giornale, rispetto ai cinque o sei abituali. Le ragioni vanno ricercate nel trasferimento della redazione da Roma a Firenze. Il nuovo gruppo infatti, sia pur animato da buona volontà, difettava di esperienza e soprattutto di coesione al suo interno, e si è peraltro sciolto dopo aver realizzato due soli numeri […] Urge soprattutto un rilancio del giornale in termini di diffusione e contenuto […] Ci appelliamo pertanto a questo Congresso affinché il problema di H.T. venga affrontato e discusso con la dovuta serietà, in modo da pervenire ad una soluzione che assicuri la continuità all’organo ufficiale della FGEI.

Rapporti con l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane Al momento attuale l’UCII, nonostante i ripetuti solleciti non ha ancora fornito alla FGEI, se non in minima parte il contributo previsto dal suo bilancio, che costituisce per la FGEI un indispensabile sostegno finanziario [ndr. Meno male che almeno qui le cose sono cambiate!] […]

Proposte del Consiglio uscente al XXXV congresso FGEI Sulla base dell’esperienza maturata in questi ultimi anni ed in particolare durante il proprio mandato, il Consiglio raccomanda al Congresso di preannunciarsi favorevolmente sulla proposta di assumere (eventualmente per un prefissato periodo di tempo) una persona (fieldworker)  che attenda al lavoro organizzativo necessario all’attività della FGEI […]

CORREVA L’ANNO 1982… ma a pensarci bene non è cambiato molto.

Cosa possiamo imparare da tutto questo? Che forse questo, per noi, è solo un momento passeggero, un ricambio generazionale fisiologico che va comunque guidato nel modo meno traumatico possibile.

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Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei
Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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