Israele

Consiglio UGEIConsiglio UGEI17 gennaio 2017
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mediabiasSu Hatikwà e su molti giornali e riviste ebraiche italiane, ma anche sugli spazi social e negli scambi non virtuali, si discute spesso dell’approccio sbilanciato dei media quando si tratta di Israele e del conflitto israelopalestinese.

In linea di principio non occorre essere sostenitori dell’attuale governo israeliano per considerare iniquo il modo in cui la maggior parte dei quotidiani e delle televisioni, non esclusi alcuni di quelli che per altri aspetti fanno dell’equilibrio un punto di forza, dipinge il conflitto che coinvolge Israele, gli arabi palestinesi in particolare e il mondo arabo e islamico in generale. Ho una pessima considerazione del governo Netanyahu per molti motivi che riguardano la politica estera e interna, ma si tratta di una opinione personale del tutto irrilevante in questo caso. Non è credibile voler ricondurre alle scelte di questo governo la disinformazione che quotidianamente colpisce le fondamenta della legittimità dello Stato di Israele, semplicemente perché questa c’è sempre stata, anche quando al governo sedevano solide maggioranze laburiste.

netanyahuDi fatto, però, chi si occupa di smascherare il doppio standard utilizzato dai media per trattare di Israele e del terrorismo palestinese lo fa quasi sempre partendo da posizioni di sostegno al governo Netanyahu o più in generale alla destra sionista o nazionalreligiosa, e spesso e volentieri esprime senza filtro queste posizioni, facendo coincidere in modo estremamente discutibile l’invocazione a una più bilanciata informazione e la difesa a spada tratta delle posizioni dei partiti di destra. Parallelamente, mi sembra che pochi (ma alcuni sì) di quelli che sostengono una Israele diversa da quella di Netanyahu e dei suoi attuali alleati di governo, magari guardando con favore alle posizioni della sinistra sionista, si spendano per denunciare la disinformazione dei media mainstream e quella dell’oceano del web. Il risultato è una polarizzazione in due campi sempre più netta, un po’ paradossale se si pensa che spesso le posizioni di partenza non sono distanti.

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI4 gennaio 2017
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veritanegata“Libertà di parola significa poter dire quello che vuoi […] ciò che non puoi fare è mentire e aspettarti di non essere tenuto a risponderne”. Questa frase è tratta dal film “La verità negata” di Mick Jackson, che affronta il tema del negazionismo della Shoah. Ho deciso di partire proprio da questo per rispondere all’ennesima polemica sul conflitto arabo-israeliano.

Qualche mese fa su un giornalino di un liceo di Roma sono usciti due articoli, particolarmente duri e provocatori, riguardo a questo tema. Attacchi senza senso sono mossi agli israeliani, considerati “carnefici”. Entrambi gli articoli si fondano su stravolgimenti storici. Non voglio entrare nel merito di quanto scritto in quanto farei riferimenti incomprensibili per chi mi sta leggendo. Ma il problema degli attacchi mediatici a Israele è ormai all’ordine del giorno. La scrittrice attacca perfino il sistema Iron Dome per i suoi costi “proibitivi”. Certo, ma non parla di quante vite umane salva, la vita di un uomo non ha prezzo. Sarebbe come criticare un farmaco salvavita solo perché è molto costoso.

onuplanSpesso la costituzione dello stato d’Israele è descritta come un atto di forza, ignorando che Israele è nata per volontà mondiale e che, al contrario, la popolazione araba rifiutò la spartizione proposta dall’Onu nel 1947, affinché uno stato arabo e uno stato ebraico potessero convivere. Israele è l’unica democrazia presente attualmente in Medio Oriente; è solo grazie alla riunificazione di Gerusalemme sotto il governo israeliano che tutte le religioni possono pregare senza pericolo nei propri luoghi di culto. Invito quindi chiunque voglia scrivere di questo o voglia trattare questo tema a leggere la dichiarazione della fondazione dello stato d’Israele che cita: “lo stato d’Israele […] sarà fondato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace […] assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione […] Tendiamo la nostra mano a tutti gli stati vicini e ai loro popoli in un’offerta di pace e di buon vicinato”. Peccato che il giorno dopo la sua costituzione, lo stato d’Israele fu immediatamente attaccato dai suoi vicini, e gli attacchi allo stato e alla sua popolazione non hanno da allora mai avuto fine.

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Gerusalemme, crocevia di culture e tradizioni

E’ per tutti questi motivi che avevo deciso di non rispondere. Le mie parole non avrebbero aggiunto niente ai fatti. Chi critica incondizionatamente Israele non approfondisce nemmeno la realtà dei fatti. Rimane però un senso di frustrazione quando assisto a tutto questo. Credo allora che sarebbe giusto che nelle scuole, oltre a far conoscere la Shoah, fosse offerta un’informazione corretta sul conflitto arabo-israeliano; così come sarebbe opportuno formare ragazzi della mia età affinché possano essere in grado di replicare con chiarezza e competenza, una competenza che non sempre abbiamo. Solo una richiesta di maggior attenzione ai dirigenti scolastici. E’ giusto e opportuno lasciare libertà di parola, di espressione, di opinione e di stampa, ma non è giusto stravolgere la verità storica. Sarebbe come considerare libertà di opinione scrivere che la Cappella sistina è stata affrescata da Giotto. Concludo con un’altra frase tratta dal film che mi ha molto colpita: “Io non attacco la libertà di parola, difendo solo il diritto di lottare contro chi vuole sovvertire la verità”.

Keren Perugia
Keren Perugia vive a Roma, dove frequenta il liceo classico

Consiglio UGEIConsiglio UGEI25 dicembre 2016
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donneQualche settimana fa, a Tel Aviv, una giovane donna si presenta di fronte a una corte rabbinica, in cerca di aiuto. Vuole ottenere il divorzio, ma il marito si rifiuta di concederle il ghet. Fin qui, niente di nuovo sotto il sole, ma quando la ventenne ha rivelato di essere stata avvicinata da una corrente clandestina, chiamata Habayit Hayehudi Hashalem, e indotta a un matrimonio poligamico, presso la corte e le autorità israeliane è subentrato lo stupore.

Seppur il matrimonio poligamico sia ormai vietato dall’ortodossia contemporanea e dalla legge israeliana, l’unione in questione era halakhicamente valida (al contrario di una donna in sposa a più uomini, in cui il secondo matrimonio – se avvenisse – non avrebbe alcun valore halakhico) e richiedeva l’intervento della corte perché la donna potesse essere libera di risposarsi. Ormai abituati ad associarla solo all’islam o a correnti radicali del mormonismo, non è immediato realizzare che in effetti la poligamia sia stata, in passato, tranquillamente praticata anche nell’ebraismo.

Adamo ed Eva secondo Albrecht Dürer
Adamo ed Eva secondo Albrecht Dürer

In realtà, la stessa Torah non ha mai guardato alla poligamia come a una condizione ideale. Il modello di unione sono Adamo ed Eva, rappresentati come due parti complementari, e anche se Abramo e Giacobbe avevano più mogli, la decisione non appare mai una vera e propria scelta: in un caso viene giustificata dalla sterilità di Sara, e nell’altro da un inganno costruito ad arte da Labano. Per i sovrani d’Israele, invece, costituiva un prezioso strumento per sancire alleanze politiche con diverse tribù e fazioni.

Già a partire dall’epoca del Talmud la tendenza si era notevolmente attenuata: in tutta l’epoca talmudica nessun rabbino è noto per aver avuto più di una moglie, anche se durante il Medioevo i sefarditi, influenzati dall’ambiente e dalla cultura islamica, continuavano a praticarla. Finché, attorno all’anno 1000, rav Gershom ben Judah pronuncia il verdetto con cui sostanzialmente viene proibita la poligamia (ad eccezione di un caso molto particolare, in cui la moglie diventa mentalmente incapace e non può quindi ricevere il ghet, a seguito di un’autorizzazione speciale da parte di 100 rabbini). Il verdetto, in linea teorica, è vincolante solo per gli ebrei ashkenaziti. Nel mondo sefardita, invece, si è affermata la prassi della ketubah matrimoniale anche come strumento per vincolare il marito alla monogamia.

Un caso particolare sono gli ebrei yemeniti, che, essendo rimasti isolati per molti secoli e non essendo né sefarditi né ashkenaziti, hanno mantenuto seppur in modo abbastanza marginale questa pratica fino a tempi recenti. Con l’immigrazione in Israele, però, i sefarditi sono arrivati a un’autonoma takkanah, verdetto, contro la poligamia e anche gli yemeniti si sono adeguati alle leggi dello stato. Rav Yehezkel Sopher, però, il leader di Habayit Hayehudi Hashalem, non è d’accordo. Sostiene che la takkanah di Gershom non sia più valida a partire dal 1260, come riportato da alcune fonti, e tutto ciò che è menzionato nella Torah deve poter essere riportato in vita. Ammesso che il divieto sia effettivamente ‘scaduto’, non tutto ciò che non è vietato è auspicabile: che senso può avere la reintroduzione di una pratica abbandonata da secoli, oggi proibita da larga parte degli stati, guardata con sfavore dalla stessa Torah? Per rav Sopher, però, uno scopo c’è: la poligamia potrebbe rivelarsi uno strumento efficace per contrastare l’aumento demografico della popolazione araba in Israele e i frequenti matrimoni misti, oltre che una soluzione per le tante donne nubili e per scongiurare l’infedeltà (!) da parte dei mariti. La fertilità ebraica, secondo i suoi calcoli, aumenterebbe almeno del 10%.

Rav Dov Stein
Rav Dov Stein

Le posizioni del gruppo, duramente contrastate dall’ufficio del rabbino capo sefardita Shlomo Amar, hanno trovato il sostegno di rav Dov Stein di Gerusalemme, già noto alle autorità per il suo attivismo in altri movimenti radicali, tra cui il movimento per la ricostituzione del Sinedrio, e per sostenere pubblicamente la necessità di riportare in uso i sacrifici animali in terra d’Israele. Questi movimenti, seppur marginali, si fanno portavoce di un forte proselitismo e rischiano di fare vittime soprattutto tra soggetti fragili, proprio come la ventenne andata di fronte alla corte rabbinica. La ragazza era andata a vivere in una famiglia ebraica osservante perché, cresciuta in un contesto non ortodosso, aveva deciso di seguire un percorso di avvicinamento alle mitzvot, ma – alla fine – è stata intrappolata in un matrimonio bigamo con il padre della famiglia.

Habayit Hayehudi Hashalem, di fatto, sfida apertamente l’ortodossia contemporanea, e soprattutto dichiara guerra alla rabbanut israeliana che attualmente mantiene il monopolio sulla supervisione dei matrimoni religiosi. Per rav Sopher, però, il ritorno della poligamia non è fine a se stesso: fa parte del disegno di redenzione già in atto e che porterà, un giorno molto prossimo, alla venuta del Messia.

Sacrifici animali sulla Spianata, il ritorno della poligamia… Più che un sogno messianico, a me pare l’inizio di un incubo.

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Fonti

http://www.jpost.com/Jewish-World/Jewish-News/New-Jewish-group-wants-to-restore-polygamy

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4100434,00.html

http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/221373

http://www.jewishencyclopedia.com/articles/12260-polygamy

Si ringrazia Paolo Sciunnach per la consulenza.

Maria Savigni, 22 anni, vive nelle campagne lucchesi, dove, quando non è intenta a leggere o sfornare challot (o entrambe le cose), studia giurisprudenza
Maria Savigni, 22 anni, vive nelle campagne lucchesi, dove, quando non è intenta a leggere o sfornare challot (o entrambe le cose), studia giurisprudenza

Consiglio UGEIConsiglio UGEI22 dicembre 2016
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masaMasa, che in ebraico significa viaggio, è il nome di un’organizzazione ebraica presente in tutto il mondo che, con innumerevoli programmi e consistenti borse di studio, dà la possibilità ai giovani ebrei tra i 18 e i 30 anni di vivere un’esperienza di studio, lavoro, tirocinio o volontariato in Israele non come ospiti in un paese straniero ma come locali.

Masa ha scelto di collaborare con l’UGEI principalmente per due motivi: supportare le iniziative dell’UGEI e rendere sempre più vivi e stimolanti eventi, congressi e feste e per conoscere più da vicino volti e sorrisi degli ugeini delle piccole comunità per poi rimanere in contatto e dare la possibilità a tutti di conoscere e scoprire quali programmi Masa ha da offrire.

masa2Masa, in collaborazione con l’agenzia ebraica ed il Keren Hayesod, offre sussidio e supporto per programmi accademici nelle migliori università israeliane, stage in aziende affermate, corsi professionali in varie città sparse in tutto il territorio per offrire una formazione professionale basata sull’apprendimento sul campo o programmi di volontariato per crescere a livello personale, uscire dalla propria comfort zone, aprire gli orizzonti imparando a contare su se stessi e vivendo un’esperienza in condivisione con ragazzi ebrei da tutto il mondo.

Masa offre moltissime opportunità per vivere un periodo medio-lungo in Israele e tra gli obiettivi che cerca di conseguire c’è quello di dare una spinta verso l’alto alla carriera di chi partecipa, sia nel caso in cui si scelga di fare l’aliyah sia nel caso in cui si sceglie di tornare nella propria comunità in Italia ed emergere come un potenziale leader.

Se un ragazzo decide di andare a vivere da solo in una nuova città, questo lo fa sicuramente maturare, ma se un ragazzo ebreo decide di andare a vivere un’esperienza in una nuova città, in Israele, questo potrebbe valorizzare la sua identità ebraica e il pensiero personale, per poi tornare in Italia ed essere naturalmente più predisposto a creare la leadership di domani.

Mi chiamo Sara Salmonì e nel 2010/11 ho partecipato a un programma Masa, se non lo avessi fatto ora molte cose sarebbero diverse e nessuno avrebbe letto questo mio articolo.

Prenditi un minuto e chiediti se ne vale la pena.

FB: Masa Italia

Email: masaitalia@masaisrael.org

Michela: 3928891103

Sara Salmonì (qui con Michela Misano), un minuscolo genio del barocco moderno metropolitano. Sogna il Brasile ma non può vivere lontana dalle fettuccine
Sara Salmonì (qui con Michela Misano), un minuscolo genio del barocco moderno metropolitano. Sogna il Brasile ma non può vivere lontana dalle fettuccine

Consiglio UGEIConsiglio UGEI24 novembre 2016
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Pubblichiamo alcuni disegni di Debora Spizzichino che hanno tutti, in vario modo, a che vedere con il tema degli alberi. Gli alberi: figure ricche di richiami, di valori, di simboli, svettano verso il cielo ma affondano radici profonde nella terra. E poi l’attualità. In queste ore Israele è ancora una volta arsa, da nord a sud, da incendi dolosi,  da ricondurre verosimilmente a una delle forme di terrorismo messe in atto da anni contro lo Stato ebraico e i suoi abitanti – una forma di terrorismo particolarmente eloquente. Questa è la nostra risposta: gli alberi.

Ecco i disegni di Debora.

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Debora Spizzichino vive a Roma, studia archeologia e lettere classiche all’American University of Rome  

 



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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