Israele

Consiglio UGEIConsiglio UGEI3 agosto 2017
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3min200

Si è arrivati infine all’ultima tappa di questo viaggio  e la voglia di tornare in Italia è passata da tempo. Molti di noi vorrebbero prolungare questa esperienza  in modo indeterminato perché Israele non ci ha donato solo un viaggio, ma una nuova casa e una famiglia più unita che mai.

Oggi ci siamo diretti verso Gerusalemme, e dopo esserci deliziati con una passeggiata per le vie della città vecchia, ci siamo infine diretti verso il Kotel. Guardando quell’ultimo muro di un luogo che ai tempi rappresentava il punto focale della spiritualità di questa terra ci siamo commossi e tra lacrime e preghiera questa esperienza ci ha unito più che mai.

La giornata è proseguita con una visita alla sinagoga italiana di Gerusalemme, luogo di ritrovo per tutti gli ebrei italiani che han lasciato la loro patria in cerca di una nuova casa qui in Israele. La visita ci è stata offerta da Naama, nostra guida dall’inizio del viaggio, e dalla sorella le quali ci hanno introdotto in modo molto accurato alla storia delle comunità italiane soffermandosi in particolare su Venezia e sulla storia che accomuna la sinagoga di Conegliano Veneto a Gerusalemme, dove è stata trasportata.

Conclusa la visita  ci siamo separati da tre membri molto importanti del nostro gruppo, gli italiani in aliyà che ci avevano accompagnati nei giorni precedenti, e tra discorsi, saluti e abbracci ci siamo lasciati alle spalle persone fantastiche con la speranza un giorno di ricongiungerci con loro. La visita a Gerusalemme si è conclusa infine con il mercato dove abbiamo avuto la possibilità di riscoprire i sapori di una terra unica nel suo genere e di ricongiungerci alle nostre tradizioni culinarie. Tra compagnia cibo e cultura la giornata si è conclusa nel migliore dei modi lasciando sulla bocca di tutti un grande sorriso e la speranza di un giorno ritornare.

Quando la giornata si credeva infine conclusa i nostri madrichim, Debora e Yehonatan, ci hanno voluto insegnare attraverso una semplice attività uno dei fondamenti più importanti per l’ebraismo, il rispetto verso chi ci circonda. Questo viaggio è stato per tutti noi un’esperienza per crescere, divenire più saggi, più vicini a una terra che non ci ha mai abbandonati e che per tutti noi sarà un punto di riferimento per il futuro avvenire.

Yoram Sonnino, Nicole Sermoneta


Consiglio UGEIConsiglio UGEI2 agosto 2017
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6min200
Dopo aver lasciato il Kibbutz di Gvulot ci dirigiamo verso l’ultima e più significativa tappa del viaggio, Yerushayim. Al contrario di quanto si possa immaginare le tappe previste per il primo giorno nella capitale non sono le principali attrazioni turistiche e religiose nella città vecchia, bensì la giornata è dedicata alla memoria. Probabilmente questo è il giorno più carico di emozioni dell’intero viaggio. Appena entrati in città sul pullman cantiamo tutti insieme la ben nota canzone “Yerushayim shel zahav” e facciamo sosta all’ingresso di Har Herzl, il più importante cimitero militare dove riposano anche i capi di Stato e Theodor Herzl, padre del sionismo. La visita al cimitero è stata carica di emozioni, abbiamo ascoltato le testimonianze di alcuni ragazzi israeliani in viaggio con noi che ci hanno parlato di loro amici seppelliti lì, ragazzi caduti servendo il Paese poco più che adolescenti, sotto la fredda terra del monte Herzl giacciono migliaia di bambini strappati alle loro madri, madri come quella che mentre visitava la tomba del figlio in ricorrenza del suo compleanno ha voluto condividere con noi per un momento la storia di suo figlio, perché sotto ciascuna delle migliaia di lapidi identiche giace un ragazzo con una storia, un ragazzo che ha vissuto e amato, strappato troppo presto ai suoi cari.

Prima di passare alla sezione dei capi di stato abbiamo visitato la tomba di Michael Levin, chayal boded statunitense caduto in azione e divenuto poi eroe nazionale. La cosa più toccante è stata vedere gli occhi dei nostri compagni, anche quelli più freddi o con meno legami con Israele, rigati dalle lacrime mentre porgevano omaggio ai soldati caduti, mostrando un’empatia nei confronti della popolazione israeliana che difficilmente si sarebbe potuta immaginare. Finita la sezione militare passiamo a quella dei capi di Stato dove visitiamo le tombe di uomini che hanno reso grande Israele sin dalla sua fondazione, tombe umili e tutte simili fra loro in quanto siamo tutti eguali nella morte.

Infine saliamo al grande piazzale dove è sepolto Herzl in una semplice tomba nera con su scritto solo il cognome “הרצל‎”. Lì abbiamo concluso la nostra visita cantando tutti insieme HaTikva, che letteralmente significa “la speranza”, il nostro inno nazionale. Finita la visita al cimitero saliamo in pullman tutti alquanto scossi, sapendo che la prossima tappa non sarà meno carica di emozioni della precedente.

Arriviamo così a Yad Vashem, il memoriale della Shoah. All’interno del museo facciamo una visita guidata che inizia con la visione di un video che mostra bambini ebrei in Polonia mentre cantano HaTikva esprimendo il loro desiderio di tornare nella terra di Israele, desiderio che mai si realizzerà perché nessuno di quei bambini sopravviverà alla Shoah. La visita prosegue seguendo un vero e proprio percorso nel tempo attraverso gli occhi sia degli ebrei deportati sia della propaganda nazista. Il museo è ricco di testimonianze di ogni genere e tutti noi abbiamo finito la visita con un nodo in gola e qualche lacrima versata.

Usciti da Yad Vashem entriamo in un edificio adiacente in memoria dei bambini uccisi durante la Shoah, Yad Layeled. Consiste in un percorso al buio illuminato solo da poche candele che grazie a un gioco di specchi danno l’impressione di essere migliaia di stelle, durante questo percorso vengono nominati uno a uno i quasi 2 milioni di bambini che hanno perso la vita per mano dei nazisti. Ancora una volta non è stato semplice trattenere le lacrime.
Dirigendoci verso l’albergo si potevano percepire nell’aria la commozione e le emozioni dei nostri compagni ancora un po sconvolti.

Come tipicamente fa il popolo ebraico però dopo il lutto si gioisce, quindi dopo una veloce cena in hotel siamo usciti per andare a fare serata in centro a Yerushayim al “Kings”, dove abbiamo riso, ballato e bevuto, perché nonostante la giornata pesante in memoria dei nostri fratelli ebrei caduti e uccisi nell’ultimo secolo noi eravamo ancora pieni di voglia di vivere, per questo il popolo di Israele ha vinto, perché nonostante tutto noi siamo ancora qui vivi come popolo libero nella nostra Terra.

Al mattino uscendo dal cimitero si è verificato un fenomeno particolare: la gente che fino a poco prima stava piangendo è uscita fuori scherzando e ridendo piena di vita; per tanti potrebbe sembrare insensibilità ma in realtà è simbolo del fatto che per noi ebrei la vita sarà sempre più importante della morte.
Quei giovani ragazzi sono caduti per permetterci di vivere il nostro futuro in pace e gioia qua in Eretz Israel, quindi il modo migliore per ringraziarli è proprio ricordarsi l’importanza di vivere, di gioire insieme, così che loro non siamo morti invano.
עם ישראל חי                  Il popolo di Israele vive

Daniel Levy, Sara Ciolli, Giulia Ciolli, Susanna Weissberg

Consiglio UGEIConsiglio UGEI30 luglio 2017
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2min210

Giorno 5. Simpatica sveglia alle 2.30 nel deserto del Negev. Obiettivo delle giornata: visitare Masada, le cascate di En Gedi e fare un rilassante bagno nel Mar Morto.

Arrivati ai piedi della fortezza costruita da Erode, abbiamo iniziato la stancante ma suggestiva scalata che ci ha portato a raggiungere la rocca poco prima dell’alba. La fatica è stata ripagata quando, dopo pochi minuti dal nostro arrivo, il sole è sorto dalle alture della Giordania per illuminare tutta la valle del Mar Morto. Alla luce dell’alba la nostra guida Naama ci ha raccontato la storia dei mille ebrei rifugiatisi a Masada per tre anni durante l’assedio romano e della loro coraggiosa scelta. Oltre alla vista mozzafiato e allo stimolante racconto abbiamo avuto la fortuna di incontrare i ragazzi dell’esercito arrivati sulla cima per poter gridare “mai più Masada!”.

Dopo alcune foto suggestive siamo scesi per raggiungere le cascate di En Gedi. Questa riserva naturale nel deserto rappresenta una delle poche oasi presenti in Israele. Accompagnati da una saltellante fauna locale e riscaldati dal sole del deserto siamo arrivati in cima dove abbiamo trovato la rinfrescante cascata.

Finito il dolce, passiamo al salato. Scesi fino al Mar Morto ci siamo rilassati facendo il bagno e provando la strana sensazione di galleggiare senza sforzi.

La giornata si è conclusa con l’arrivo nel kibbutz Gvulot dove abbiamo festeggiato Shabbat tutti insieme.

Daniele Hassan
Massimo Bedarida
Daniele Perugia


Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 luglio 2017
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4min210

Quarto giorno di Taglit: dopo giorni di attesa, arrivano finalmente i nuovi elementi del gruppo: studenti e soldati israeliani, con lo scopo di mostrarci il modo di vivere dei nostri coetanei in questo paese. Ci siamo presentati l’un l’altro nei pressi di Piazza Rabin, così denominata in onore dell’omonimo primo ministro ivi ucciso da un oppositore israeliano, contrario al suo spirito pacifista e alla sua idea di convivenza duratura tra palestinesi e israeliani. La nostra guida, Nama, ci ha fatto riflettere molto su come questo evento abbia rappresentato una grande ferita per la popolazione israeliana, a prescindere dall’opinione o dall’orientamento politico.

Da lì ci siamo poi spostati al Tel Aviv Stock Exchange per affrontare il tema delle “start-up”, settore in cui Israele rappresenta uno dei leader mondiali, e poter quindi sperimentare un percorso immersi nei vari settori tecnologici che questo paese ha sviluppato e continua a sviluppare, tra cui ad esempio: scienza, sicurezza, clima e medicina.
L’ultima tappa a Tel Aviv è stata una perlustrazione del quartiere Florentine, caratteristico per via della ricchezza di street art e graffiti. Ciò che ci ha colpito di più è il fatto che nessuno di noi si aspettava di poter osservare e discutere di graffiti esattamente come si fa in genere con le opere d’arte nei musei. Molto particolare è stata la storia del writer Kislev, che tratta temi sociali usando semplici immagini, simboli famosi della società. La mostra si è conclusa con suggestivi graffiti su cui era inoltre sovrascritta la relativa traduzione in  linguaggio Brail, e la guida ha fatto quindi riflettere su quanto spesso ognuno di noi sia  “cieco” rispetto ad alcuni aspetti della vita o nei confronti della propria comunità. Da ciò è scaturito un dibattito sull’ambiente in cui questi artisti si trovano: quartieri poveri che sono destinati a sparire travolti dal progresso urbanistico.

Si parte dunque da Tel Aviv per andare nel deserto e passare la notte tutti insieme in tenda in un villaggio beduino. Raggiunto il luogo, abbiamo fatto un giro nel deserto sui cammelli condotti da alcuni beduini. Nonostante le idee che si potrebbero avere su un gruppo di persone che decide di vivere in un contesto isolato, la popolazione locale si è rivelata molto simpatica e cordiale, qualità che ha reso ancora più piacevole il soggiorno. In seguito abbiamo conversato e bevuto con un beduino, che ci ha introdotto alla sua cultura. La preparazione del caffè tipico è stata particolarmente coinvolgente, in quanto, essendo italiani, è stato ancora più interessante conoscere un metodo differente per la produzione di questa bevanda ottenendo un sapore molto simile al nostro. La parte più bella della serata è giunta durante la cena, dove ci è stata offerto il tipico pasto beduino servito solitamente agli ospiti che giungono nel villaggio e che è stato particolarmente apprezzato nonostante le nostre differenti abitudini.
L’esperienza nel villaggio è stata forse una delle più emozionanti finora in quanto al di là del nuovo contesto, ha permesso di unificare ancora di più il gruppo, permettendo anche ai più riservati di aprirsi maggiormente, offrendo nuovi spunti di dialogo.

Alfie Mimun, Samuele Lombardi, Gresia Bernardini e Inna Likhovyd

Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 luglio 2017
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2min170

Terzo giorno di Taglit: arrivati a Tel Aviv ci siamo recati all’ambasciata italiana dove abbiamo avuto un incontro con il vice ambasciatore per discutere delle relazioni politiche ed economico-sociali tra Italia e Israele. Da lì ci siamo spostati allo Shuk Hacarmel, mercato di Tel Aviv, dove si possono trovare i prodotti tipici israeliani. Ci siamo immersi nella varietà di colori, odori e suoni che rendono unico questo mercato.

L’ultima tappa della giornata è stato il Beit Hatfutsot, il museo della diaspora, dove siamo stati accolti da una giovane guida che è riuscita a coinvolgerci così tanto da non farci perdere mai l’attenzione. È stato incredibile potersi immaginare in diverse parti del mondo e in diverse epoche storiche visitando solo poche sale del museo. Siamo rimasti tutti entusiasti e colpiti dai dettagli e dalla competenza con cui è stata illustrata la storia della nostra diaspora.

Conclusa la visita ci siamo spostati in un hotel a Netanya dove abbiamo avuto un incontro con un ragazzo americano sulla situazione geopolitica dello stato d’Israele partendo dalla sua fondazione ed arrivando a oggi, affrontando anche le motivazioni del conflitto arabo-israeliano. Abbiamo concluso la giornata con un’uscita in un locale di Tel Aviv dove abbiamo incontrato ragazzi sudamericani che partecipano al Taglit.

Keren Perugia
Joshua Bonfante
Nicole Alcantara



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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