Arrivi e partenze

C’è una domanda sulla quale mi sto concentrando da qualche giorno. Forse più precisamente dal giorno in cui ho deciso di cambiare tutto e andare a studiare a Tel Aviv. É una domanda che credo mi verrà posta a breve, quando sarò in fila per imbarcarmi sull’aereo che mi porterà in Israele. Mi verranno fatte le classiche domande fino a che dirò che sono un “Oleh Chadash”. Sarà a quel punto che forse mi chiederanno: “Perchè hai deciso si fare l’alya e trasferirti in Israele?”

La ricerca di una risposta adeguata a questa domanda è ciò che mi ha fatto riflettere.

La decisione di trasferirsi non è qualcosa che viene per caso e, almeno per quanto mi riguarda, è stata frutto di un lungo percorso. Pensare di dover rispondere ad una domanda come questa mi porta a voler scavare dentro di me, cercando cosa mi ha spinto veramente a fare questo passo.

Non so se sarà una decisione definitiva, se Israele diventerà la mia casa e lo resterà per sempre; quello che so è che qualcosa mi ha spinto a provare.

 Era da molto tempo che pensavo ad una decisione del genere, ma forse mai seriamente. Ero studente universitario a Roma e pensavo che, al termine degli studi, quella israeliana sarebbe potuta essere una strada da percorrere.

Ma era una visione lontana anche se una parte di me, per un lungo periodo, ha forse sentito che fosse una decisione che già era stata presa.

Quando, alla fine degli studi, il momento di scegliere è arrivato, tutto è diventato più difficile e c’è voluto un anno per prendere una decisione, tra la difficoltà di lasciare tutto quello che si ha qui e la paura di sbagliare. È questo il momento in cui comincia a venirti in mente tutto ciò che hai visto, sperimentato, respirato, assaporato e vissuto fino ad oggi nella tua città, Roma, ma soprattutto con chi hai fatto tutto questo per 25 anni. Ti viene anche improvvisamente in mente che non sei mai stato bravo a compiere delle scelte e che questa è probabilmente la più importante che tu abbia mai compiuto. Ti ricordi una frase che ti ripeteva un amico che suonava circa: “Nessuno parte se non per scappare da qualcosa”.

Superare questi ostacoli non è stato facile ed ha comportato riesaminare tutto ciò che prima davo per scontato e a chiedermi veramente le ragioni di una scelta di questo tipo.

Ora non so cosa risponderò alla domanda, perché le sensazioni sono difficili da spiegare.

Si, in parte è una scelta portata da un’emozione: l’emozione di sentirmi “tornato”, in un paese dove sarò appena arrivato.

Daniele Di Nepi


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